Intelligenza artificiale applicata ai processi? Sulla carta i timori sono pari se non superiori alle potenzialità, specie se il controllo di questi strumenti non dovesse rimanere sotto stretta sorveglianza del giudice. Per questo desta interesse la sperimentazione appena avviata dal Tribunale di Catania con il Cini-Consorzio interuniversitario nazionale per l'Informatica (1.300 docenti di 49 università pubbliche tra cui il Politecnico di Milano), per provare a valutare - ma nella carne viva dei processi veri - le criticità e le potenzialità di funzionalità informatiche basate su tecniche di Elaborazione del linguaggio naturale e apprendimento automatico per l'analisi di documenti giudiziari.

Il cuore dell’esperimento - condotto a ritroso su cause civili del settore commerciale già definite in passato dai magistrati e ora da essi anonimizzate nei dati personali - sará infatti la messa a punto e l’affinamento dei «prompt», cioè di comandi linguistici tipizzati che supportino le attività cognitive del magistrato, dunque lambendo molto ma molto vicino il nocciolo dell’attività giurisdizionale del giudice: sintesi di documenti, ricerca e classificazione di informazioni, valutazione e confronto di testi, creazione di collegamenti tra documenti.