Quest’anno in molte scuole d’Italia si sono finanziati con i fondi Pnrr corsi sull’Intelligenza artificiale applicata alla didattica. Alcuni validi, altri meno, con formatori bravi a spiegare il «test di Turing» ma con un’idea vaga di cosa sia la scuola. Però è servito ad avvicinare i più resistenti. Gli insegnanti curiosi, invece, con l’Ai giocano e lavorano da tempo. La GenAi permette di creare materiali didattici in tempi rapidi. Con prompt ben strutturati i più creativi possono creare lezioni coinvolgenti in pochi minuti. Promettente è l’impiego di sistemi di GenAi come tutor per il recupero. Per la verifica degli apprendimenti l’Ai generativa si rivela preziosa, in grado di generare esercizi e delle più varie tipologie — a scelta multipla, a domanda aperta, di completamento, vero o falso —, con le soluzioni.
La GenAi a scuola? La scelta (consapevole) dev'essere lasciata agli insegnanti
L'intelligenza artificiale velocizza incombenze ripetitive, liberando tempo da investire nelle attività in cui non siamo sostituibili dalla macchina. Ma prima di facili entusiasmi, è necessario valutare i rischi e chiedersi a quali condizioni sia possibile usarla in sicurezza. Per questo è importante che le scelte educative e didattiche vedano coinvolti docenti, formati in modo strutturato







