L’intelligenza artificiale non è il futuro ma è già il presente della professione legale a Milano. In un anno, la percentuale di avvocati utilizzatori abituali dell’estensione cognitiva è balzato dal 32,9% al 54,5%, dato che tocca i ¾ dell’universo degli under 35 (74,4%) e il 70% degli studi con più di dieci professionisti.

La ricerca svolta in collaborazione tra l’Ordine forense locale e Il Sole 24 Ore, e che viene presentata martedì 20 maggio nell’ambito della settimana di Talk to the future dell’Ordine di Milano, fornisce moltissimi spunti di riflessione e qualche fonte di preoccupazione, tra gli stessi legali, per il governo di una tecnologia dirompente (non meno, comunque, di quella che fu la prima rivoluzione digitale di 30 anni fa: internet).

Generazioni a confronto

In modo controintuitivo, infatti, non c’è molta differenza generazionale nell’approccio al tema Ai. Per esempio sulla questione dell’impatto economico (per l’80% è significativo) e sulla necessità di sviluppare competenze specifiche per l’utilizzo dei sistemi. Anche per l’utilizzo quotidiano di Ai le quattro fasce d’età individuate nella ricerca sono tutte sopra il 50% del campione.

Dove, invece, i trend sono più marcati in base all’età è nella declinazione dell’uso di Ai: qui le differenze sono sensibili negli under 35 - quattro su cinque la usano per fare la sintesi dei testi, percentuale che scende gradualmente fino al 42% degli over 55. Trend opposto invece per la ricerca giurisprudenziale, che sale con l’età fino al 47% (è la metà nei giovani). Basso ancora per tutti (tra il 10 e il 15% secondo l’anagrafe) il supporto della Ai per l’elaborazione di un atto giuridico.