C’è un cambiamento silenzioso che sta attraversando le software house italiane. Non ha la forma di una rottura improvvisa, ma quella di un adattamento progressivo: nuovi strumenti entrano nei processi, affiancano gli sviluppatori, velocizzano le attività. L’intelligenza artificiale, più che sostituire, si sta inserendo come una presenza costante nel lavoro quotidiano.

La survey realizzata da Assosoftware, condotta su 73 aziende associate, fotografa questo passaggio. Il dato più evidente è la diffusione: il 78% delle software house dichiara di utilizzare già soluzioni di intelligenza artificiale, mentre un ulteriore 14% prevede di introdurle entro i prossimi dodici mesi. Solo una quota residuale, pari all’8%, non ne contempla l’adozione.

L’AI è ormai parte del ciclo di sviluppo, ma non in modo uniforme. La presenza è più forte nella programmazione, dove arriva al 90% delle aziende, e nella documentazione, al 69%. Seguono l’analisi dei requisiti (53%) e la fase di modellazione e progettazione (51%). Dove invece il supporto resta più limitato è nei passaggi più delicati: revisione e manutenzione si fermano al 30%, i test al 17%.

Il risultato è un’adozione diffusa ma frammentata. L’automazione, nella maggior parte dei casi, riguarda attività specifiche e non l’intero processo. Per singola fase, la quota di operazioni automatizzate resta spesso sotto il 15%. L’intelligenza artificiale analizza documenti, suggerisce codice, supporta la progettazione, aiuta a individuare anomalie o vulnerabilità, ma non governa l’intero ciclo in modo autonomo.