Pechino non ha nessuna intenzione di assistere impotente al primato delle macchine sull’uomo. Ma è un discorso che vale solo per sé stessa, il resto del mondo può tranquillamente essere invaso dai robot made in China. Anatomia di una politica industriale decisamente egoista

In Cina ne hanno un gran paura, tanto dall’aver ribadito più volte che l’Intelligenza Artificiale non sostituirà mai la mano dell’uomo. Ma quello che succede fuori dai confini nazionali, non è un problema di Pechino: se il mondo compra AI made in China, al governo sono contenti, l’importante è che il Dragone resti umano. Gli altri, poi, se la vedranno loro. Nei giorni in cui i grandi colossi della tecnologia si interrogano sulla necessità di porre un freno alla corsa all’AI, paventando lo spettro di un predominio delle macchine sugli esseri umani, uno dei più importanti centri studi del mondo, il Bruegel, punta il dito contro l’egoismo cinese. Non importa se l’AI sia un problema per il mondo, l’importante è che non lo sia per la Cina.

Nel suo 15esimo Piano quinquennale (2026-2030), “la Cina ha posto l’Intelligenza Artificiale al centro della sua strategia industriale, ma con obiettivi apparentemente contrastanti. Essa da una parte desidera l’autosufficienza tecnologica e solide garanzie per il suo mercato interno, dall’altra la diffusione internazionale dei modelli di IA cinesi nel globo”, spiega il Bruegel. “Il presidente cinese Xi Jinping ha illustrato nel dettaglio tale strategia alla Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di Shanghai, tenutasi dal 17 al 20 luglio 2026. Ha presentato l’IA come una rara e storica opportunità per lo sviluppo aperto, la collaborazione e la condivisione, e ha promosso la neonata Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale con sede a Shanghai, come strumento per un sistema di governance globale dell’IA”.