Dopo settimane di indiscrezioni, Pechino mette finalmente nero su bianco la sua strategia per evitare che l’avanzata dell’Intelligenza Artificiale comporti l’evaporazione di intere professioni. Scenario, peraltro, che il Dragone non può certo permettersi
Dalle parole ai fatti è stato un attimo. Adesso la grande paura della Cina per l’avanzata dell’Intelligenza Artificiale, si è materializzata in un ambizioso piano formato industria. Poche settimane fa questo giornale aveva raccontato di come tra detto e non detto, voci di corridoio e brividi mascherati, anche il Dragone avesse cominciato a temere gli effetti indesiderati dell’AI. Curiosamente, visto che Pechino, subito dopo gli Stati Uniti, è il più grande laboratorio a cielo aperto del Pianeta. Ora, di fronte alle crescenti preoccupazioni per la perdita di posti di lavoro legata all’IA la Cina prova a correre ai ripari. Sul serio.
Pechino ha varato un nuovo piano per usare la stessa IA come leva di occupazione, formazione e imprenditoria, puntando anche su settori emergenti come l’economia marittima per assorbire una parte della pressione sul mercato del lavoro. In poche parole, a ribaltare il punto di vista. Il Consiglio di Stato, vale a dire l’esecutivo cinese, ha pubblicato un piano per attuare la strategia detta “occupazione al primo posto” nel periodo 2026-2030. Ed è l’ultimo intervento di una serie di misure con cui il governo cinese cerca di stabilizzare un mercato del lavoro sotto pressione, in particolare per due categorie sensibili: i laureati e i lavoratori migranti.







