Per anni la domanda centrale nella corsa all’intelligenza artificiale è stata quanto la Cina fosse distante dai laboratori americani. Le notizie degli ultimi giorni suggeriscono che quella distanza potrebbe essersi ridotta più rapidamente del previsto. Non solo sul fronte dei modelli linguistici, ma anche su quello più sensibile: l’impiego dell’AI come capacità strategica per la cybersicurezza.

Il segnale più evidente arriva da Z.ai, società cinese che ha presentato GLM 5.2, un nuovo modello open-weight che la società di analisi Artificial Analysis ha indicato come il più avanzato della categoria nei propri benchmark. Al di là delle classifiche, il dato politico è un altro: il vantaggio statunitense sui modelli di frontiera non sembra ampliarsi con la velocità che molti osservatori avevano previsto.

Secondo un’analisi citata dall’Economist e basata su valutazioni dell’istituto di ricerca della Difesa norvegese, i modelli cinesi si troverebbero ormai a pochi mesi dalla frontiera americana nei benchmark pubblici e a meno di un anno nei test privati. Sono stime che vanno lette con cautela, perché misurare la distanza tra modelli di intelligenza artificiale è complesso e dipende dai criteri utilizzati. Ma indicano una tendenza chiara: la forbice tra Stati Uniti e Cina non si sta allargando.