La Svezia che domenica 13 settembre va alle urne non decide soltanto quale maggioranza guiderà il Paese. In gioco c’è qualcosa di più profondo: l’idea stessa di società costruita dalla socialdemocrazia nel corso del Novecento e oggi sottoposta a una trasformazione che potrebbe portare per la prima volta i Democratici svedesi direttamente al governo.

Il partito di Jimmie Åkesson, forza della destra radicale e secondo partito del Paese, è oggi anche il primo del blocco di destra nei sondaggi, davanti ai Moderati del premier Ulf Kristersson. Dal 2022 attraverso l’accordo di Tidö sostiene dall’esterno l’esecutivo di centrodestra guidato da Kristersson, esercitando un’influenza soprattutto sulle politiche migratorie e di sicurezza, ma ora punta a entrarvi direttamente. E il premier ha già dichiarato di essere disposto ad accoglierlo nella maggioranza in caso di vittoria del fronte conservatore.

La partita, però, resta aperta: i Socialdemocratici conservano un leggerissimo vantaggio di 2-3 punti percentuali negli ultimi sondaggi e la formazione del prossimo governo potrebbe rivelarsi complicata. A rendere ancora più incerta la partita è la posizione del Centre Party, forza liberale che non vuole governare né con i Democratici svedesi né con la Sinistra e potrebbe quindi risultare decisiva nella formazione del prossimo governo.