Magdalena Andersson, candidata per i Socialdemocratici e il Primo Ministro uscente Ulf Kristersson dello schieramento di centro-destra durante un dibattito - TT News Agency/Anders Wiklund via REUTERS

Per gli elettori svedesi il tema “immigrazione” è scivolato al quarto posto nella classifica delle priorità da affrontare. Ma è un’anomalia soltanto in apparenza: perché in Svezia, dove si voterà domenica prossima, 13 settembre, per il rinnovo dei 349 seggi dell’assemblea unicamerale svedese (il Riksdag), è già in vigore una delle legislazioni più severe in Europa contro i migranti, che favorisce le deportazioni per chi si è macchiato di un crimine (prima il limite era una condanna a 6 mesi di carcere, dal 2025 basta “un reato superiore a una multa”) e il respingimento d’ufficio per i richiedenti asilo. Lo schieramento di centro-destra guidato da Ulf Kristersson, che ha finora governato con l’appoggio esterno dei Democratici Svedesi (a dispetto del nome, una formazione ultra nazionalista d’ispirazione neonazista), e la coalizione di centro-sinistra (guidata dai Socialdemocratici, che restano il primo partito nei sondaggi) sono sostanzialmente d’accordo nell’affrontare con estrema severità la questione dell’immigrazione, oltre che della criminalità: al punto che gli elettori danno per scontato che, chiunque vinca, la linea politica di rigore non cambierà.