Una pietra d’inciampo a Venezia, "categoricamente" rigettata dall’Idf, pubblicamente difesa dal direttore artistico della Mostra del Cinema Alberto Barbera. Naza, il documentario di Rachel Szor e Yuval Abraham presentato in concorso a Venezia 83 e vincitore del Premio speciale della giuria, ha riscosso una standing ovation di 25 minuti alla sua prima. Naza: leggasi "vittime collaterali" previste in un attacco, civili uccisi. Contati prima, sorvegliati mediante le linee telefoniche, anche attraverso sistemi di intelligenza artificiale, e comunque colpiti: gli abitanti dello stesso palazzo, chi dorme sotto lo stesso tetto, chi si trova accanto all’obiettivo. Lo raccontano, nella pellicola di 80 minuti, 24 tra soldati e membri dell’intelligence israeliana, intervistati in anonimato e con volto e voce alterati.
La nota dell’Idf, pubblicata due giorni fa, respinge integralmente le accuse: "Il film si basa su testimonianze anonime di individui la cui identità non può essere verificata, incluso se abbiano servito nell’Idf, in quali ruoli o se fossero coinvolti nelle questioni su cui vengono avanzate le accuse". E precisa che le decisioni sulla selezione e l’approvazione degli attacchi "sono prese solo da personale umano".











