Roma, 10 set. (askanews) – Presentato in Concorso alla 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Naza”, il docufilm degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor sulle testimonianze di ufficiali e militari dell’intelligence israeliana, con volti e nomi alterati digitalmente per tutelarne l’anonimato, che hanno lavorato alla sorveglianza remota utilizzata nell’uccisione sistematica di civili palestinesi nella Striscia di Gaza.

Il titolo del film, firmato da due dei quattro autori di “No Other Land” e prodotto da The Guardian e James Wilson, e che ha tra i produttori esecutivi anche Jonathan Glazer (il regista Premio Oscar de “La zona d’interesse”), riprende un acronimo militare usato eufemisticamente dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede possano essere uccisi durante un raid aereo e si basa sulle inchieste pubblicate tra il 2023 e il 2025 anche dal Guardian.

“Molte delle cose sono state già scritte nelle rivelazioni pubblicate, sono risapute, pubblicate da giornalisti presenti a Gaza”, ha spiegato Rachel Szor in conferenza stampa. “Ma crediamo che sia importante metterle in un film, perché è diverso sentire le persone che hanno progettato quei sistemi e far vedere la città di Tel Aviv dove vivono gli ufficiali israeliani”. Yuval Abraham ha aggiunto: “Ascoltare le testimonianze di chi ha progettato e messo in atto questi sistemi rende più difficile negarli: l’uccisione di civili a Gaza continua, anche questa settimana, mentre c’è la Mostra del Cinema, è stata uccisa una bambina di sette anni. Quello che mostra il film va avanti quindi abbiamo sentito la necessità di renderlo sempre più difficile da negare”. “Nel nostro piccolo vogliamo mettere pressione su Israele per fermare quello che sta succedendo” ha affermato Rachel Szor.