Un videogioco dove è contemplato il genocidio dei palestinesi, il loro sterminio, e dove l'IA decide, anche con una certa autonomia, se colpire quella casa. Una cosa che si fa di notte, è più sicura, anche se così ci sono più vittime collaterali. Telefoni spia già da tempo predisposti per ascoltare e vedere se la vittima è in casa e poi colpire senza nessuno scrupolo: un capo di Hamas da mettere a morte può costare la morte di una innocente famiglia con sei bambini, poco importa. Eccoci dentro 'NAZA', l'atteso documentario prodotto da 'The Guardian' diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro registi coautori del documentario 'No Other Land' vincitore dell'Oscar 2025, che passa oggi al Festival di Venezia in concorso e sarà distribuito da I Wonder. Protagonisti venticinque membri dell'intelligence israeliana che si sono prestati a raccontare il loro lavoro 'sporco' al servizio di Israele nel buio dei tetti di una Tel Aviv verticale e luminosissima.
Rachel Szor
Cosa significa NAZA? É solo un acronimo militare utilizzato eufemisticamente dall'intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede possano essere uccisi durante un raid aereo, ovvero l'unità di misura delle cosiddette vittime collaterali: distruggere un palazzo può prevederne anche cinquanta. A un certo punto uno degli intervistati del film dice: 'Penso che i nazisti siano il male e quindi io che sono?" "Posso parlare di Primo Levi che ha parlato di deumanizzazione - dicono i registi -. Di un essere umano che diventa non umano. Credo che i riferimenti all'Olocausto, alla Shoah, sia qualcosa che è emerso in più di un ufficiale intervistato". E ancora: "Ci sono tante differenze, naturalmente, tra l'Olocausto e quello che succede a Gaza, ma una cosa coerente in questi casi è la questione della responsabilità e della giustizia che è fondamentale per poter andare avanti. Quello che è certo è che gli schemi di deumanizzazione sono simili".










