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Stefania Ulivi, inviata a Venezia

Yuval Abraham e Rachel Szor: «Siamo stati spinti dal senso del dovere di utilizzare la nostra posizione per analizzare i meccanismi dietro al massacro»

Con «No other land», in compagnia dei colleghi palestinesi Basel Adra e Hamdam Ballal, sono arrivati fino alla vittoria dell’Oscar. Con «NAZA», in concorso a Venezia 83, i filmmaker israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor sperano di spingere i media e la società civile del loro paese a porsi domande su quanto è accaduto a Gaza dopo il massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre. «Un genocidio», un’uccisione sistematica di civili, non hanno dubbi i due registi, ma neanche alcuni dei 24 ufficiali militari di cui hanno raccolto le testimonianze nelle notti sui tetti di Tel Aviv.

Un documentario realizzato a partire dalle rivelazioni delle inchieste giornalistiche di +972 Magazine e Local Call in collaborazione con The Guardian, tra i produttori del film tra cui spicca Jonathan Glazer, il regista de «La zona di interesse». Sarà distribuito in Italia da IWonder. «Abbiamo realizzato questo film spinti dal senso del dovere di utilizzare la nostra posizione di registi e giornalisti israeliani per analizzare i meccanismi che stanno dietro al massacro di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Mentre negli ultimi tre anni riprendevamo di notte i membri dell’esercito israeliano sui tetti di Tel Aviv, ci siamo ritrovati a porci le stesse domande che si era posta la generazione dei nostri nonni e che sono state poste per tutto il XX secolo: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro gruppo? Come funzionano i meccanismi interni di un sistema del genere?».