Decine di aquiloni con i colori della bandiera palestinese si stagliano in cielo al tramonto dalla spiaggia del Lido alla vigilia della conclusione di Venezia 83. Alle spalle, sullo sfondo, il red carpet, la Sala Grande e il Palazzo del Casinò, luoghi simbolo della Mostra che, sole 24 ore prima, hanno visto protagonista 'Naza', l'unico documentario presentato in concorso girato di notte sui tetti di Tel Aviv.
Diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, due del collettivo che ha vinto l’Oscar nel 2025 per 'No Other Land', e prodotto da The Guardian, James Wilson e con Jonathan Glazer ('La zona di interesse') nella veste di produttore esecutivo, il film – con 25 minuti di standing ovation post proiezione ufficiale e nelle nostre sale il 28, 29 e 30 settembre - rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza.
Yuval Abraham e Rachel Szor, registi di 'Naza'
Realizzato nell'arco di tre anni e basato sulle testimonianze di 24 ufficiali e soldati dei servizi segreti israeliani, 'Naza' in ebraico è l'acronimo di ''danni collaterali''. Donne, bambini, civili, innocenti uccisi senza distinzione dall'indomani del massacro di Hamas del 7 ottobre 2023 ad oggi grazie a sofisticati sistemi di intelligenza artificiale e una sorveglianza continua su tutti i telefoni cellulari di Gaza che, sulla carta, vengono utilizzati per individuare e colpire membri di Hamas. Ma le dichiarazioni raccolte nell'arco di 80 minuti raccontano altro.










