Sui tetti di Tel Aviv, di notte, uomini e donne rimasti nell’ombra raccontano come un nome possa diventare un bersaglio e una famiglia trasformarsi in un numero previsto di vittime. Sono militari e membri dell’intelligence israeliana: 24 testimonianze anonime sulle procedure di sorveglianza e bombardamento adottate a Gaza. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il documentario NAZA ha conquistato il Premio Speciale della Giuria. In Israele, invece, il ministro della Cultura Miki Zohar ha reagito minacciando la cittadinanza dei registi Yuval Abraham e Rachel Szor.
La reazione politica è arrivata poche ore dopo il riconoscimento assegnato il 12 settembre 2026 dalla giuria internazionale presieduta da Maggie Gyllenhaal. Secondo quanto riportato da El País, Miki Zohar, ministro israeliano della Cultura e dello Sport, ha minacciato di chiedere la revoca della cittadinanza dei due autori. Il film era già stato contestato dall’esercito israeliano, che aveva messo in dubbio l’attendibilità della ricostruzione, mentre Avigdor Lieberman, ex ministro della Difesa, aveva definito i registi «nemici di Israele».
Ventiquattro voci dall’interno dell’apparato militare
NAZA dura 80 minuti, è parlato in ebraico e inglese ed è stato prodotto nel Regno Unito da The Guardian e JW Films, con Jim Wilson. Alla Mostra è entrato nella competizione principale come unico documentario tra i film candidati al Leone d’Oro. La Biennale lo descrive come un lavoro girato di notte sui tetti di Tel Aviv, costruito per portare alla luce i sistemi che, secondo gli autori e le fonti intervistate, hanno reso possibile l’uccisione su larga scala di civili palestinesi nella Striscia di Gaza.










