Il Leone d’Oro va, a sorpresa, al danese Woman Unknown della regista May el-Toukhy. John Malkovich vince la coppa Volpi come miglior attore per Wild horse nine, il documentario sullo sterminio perpetrato dagli israeliani contro gli abitanti di Gaza vince un Leone Speciale, ma soprattutto l’Italia con cinque film in Concorso rimane totalmente a bocca asciutta.
Capita tra i canaletti umidicci del Lido. Una specie di pantano vietnamita per RaiCinema. Niente a Moretti. Niente a De Angelis, a Strippoli, a Bechis e a Pallaoro. Una debacle che dopo i zero tituli in Concorso a Cannes e a Berlino, ricorderemo per un bel pezzo. Verdetto quantomeno inatteso, leggermente schizoide, smaccatamente e sinceramente al femminile. Tanto che May el-Toukhy è l’unica regista donna tra i ventuno colleghi in gara. I maschietti li ha messi tutti in fila con Woman Unknown, film ambientato appena dopo la fine dell’occupazione nazista in Danimarca con protagonista una giovane governante che prova a sopravvivere accoppiandosi con il ricco industriale per cui lavora, subendo angherie e sospetti da ogni tipo di uomo, nonché il vilipendio e la violenza continua maschile verso il proprio corpo. Un film duro e cupo (qui la recensione) che regala alla sua interprete, la 30enne danese Mathilde Arcel, la coppa Volpi come miglior attrice.











