È iniziata tra le polemiche per la scarsa presenza di donne in concorso la 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, ma si è conclusa con il Leone d’oro a Woman Unknown di May el – Toukhy, uno dei film più belli e apprezzati della selezione di quest’anno, che ha consegnato nelle mani dell’attrice Mathilde Arcel la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.
Due tra i premi più prestigiosi dunque vanno a una storia ambientata nella Danimarca del secondo dopoguerra, quando si fanno i conti con chi ha collaborato con i nazisti punendo le donne che hanno amato dei tedeschi e risparmiando chi invece con il Terzo Reich aveva fatto affari senza scrupoli morali.
In questo scenario si muove una donna con un segreto nel proprio passato che potrebbe compromettere per sempre la sua nuova posizione all’interno della società postbellica.La riflessione sull’impatto di guerre e dittature nella vita delle persone emerge in altri film premiati ieri al Lido dalla giuria presieduta dall’americana Maggie Gyllenhaal.
Il Leone d’Argento per la migliore regia va infatti Dau del dissidente russo Ilya Khrzhanovsky, che conclude il suo ventennale progetto multidisciplinare ispirato alla figura al fisico Lev Landau, padre della bomba atomica sovietica, costretto mettere il proprio talento al servizio di un regime mosso dall’ambizione di distruggere l’umanità.










