May el-Toukhy, la regista danese di origini egiziane di «Woman Unknown», vince il Leone d’oro dell’83esima Mostra di Venezia. La sua protagonista, Mathilde Arcel, sorprendente nei panni di una ragazza che cerca di rifarsi una vita nel secondo dopoguerra, nascondendo un passato contiguo al nazismo, si aggiudica la Coppa Volpi per la migliore attrice. Un’altra cineasta, l’israeliana Rachel Szor, autrice con Yuval Abraham del film più esplosivo del concorso, «Naza», condivide con lui il Premio speciale della giuria.

Per il documentario choc, che svela con il linguaggio asciutto del reportage investigativo il cinico sistema dell’intelligence di Tel Aviv che sta dietro alle stragi di civili a Gaza, la standing ovation del Palazzo del cinema. L’Italia, in gara con cinque film, deve accontentarsi del premio a Riccardo Scamarcio, miglior attore della sezione Orizzonti nel film «I figli della scimmia». Non accadeva da anni che il nostro cinema, presente in forze con un’offerta variegata, tornasse a casa a mani vuote. Il dibattito è aperto.Venezia 83, “La maison du vent” di Auguste Bernard Kouemo Yangh vince il Leone del Futuro dedicato a Luigi De LaurentiisEd è un vero peccato che non sia stata presa in considerazione per la Coppa Volpi la monumentale prova di Vanessa Scalera, madre insopportabile e sublime nel film di Edoardo De Angelis «Il fuoco che ti porti dentro». Nella Mostra con il minor numero di cineaste in gara da molto tempo a questa parte, le donne si prendono la loro rivincita autoriale. Racconta il corpo femminile come «un campo di battaglia» per la violenza maschile, per i regolamenti di conti tra vincitori e vinti, «Woman Unknown». E il film di Stephane Brizé, «Un bon petit soldat», deve il suo riconoscimento per la sceneggiatura soprattutto alla performance di Alba Rohrwacher, «divina attrice italiana che ha davvero una luce dentro di sé», nei panni di una temibile responsabile delle risorse umane. «Abbiamo cercato di dare voce alle tante donne che la storia ha reso invisibili» dice May el-Toukhy, «ora tocca alle ragazze come mia figlia portare avanti il discorso con passione, senso della comunità e coraggio». Da incorniciare il suo abbraccio solidale con la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal. Scontata la Coppa Volpi per l’attore a John Malkovich, che ringrazia con un videomessaggio da un nuovo set a Montreal. Nel ruolo di un vecchio agente della Cia fuori di testa nel film di Martin McDonagh «Wild Horse Nine» aveva subito conquistato critica e pubblico del Lido e messo un’ipoteca sul premio che nessun concorrente ha scardinato. Il Gran Premio della Giuria va al coreano «Possible Love» di Lee Chang-dong, un storia di lotta di classe, sesso e potere amatissima dalla critica internazionale. Vince il Leone d’argento per la regia il fluviale «Dau» di Ilya Khrzhanovsky, 195 minuti di biografia del più grande scienziato dell’epoca sovietica, Lev Landau, che contribuì alla creazione della prima bomba atomica sovietica fatta esplodere nel 1949. Lo interpreta il direttore d’orchestra greco Teodor Currentzis. «Questo film è un viaggio durato vent’anni» ha detto il regista, che per le critiche pubbliche al regime di Putin è stato inserito in un elenco di indesiderabili e dal 2024 ha rinunciato alla cittadinanza russa, «ci hanno lavorato più di duemila persone, e molte vengono dall’Ucraina. Dedico questo premio a loro che stanno combattendo per la libertà, la pace e la vittoria, e a mia madre, nata in Ucraina prima dell’arrivo dei nazisti». Nel verdetto il premio Opera Prima Luigi De Laurentiis (100 mila dollari) è andato a «La maison du vent» di Auguste Bernard Kouemo Yangh, che parla di emigrazione attraverso «la solitudine di chi resta, mentre gli altri sono costretti a partire». Il premio Mastroianni alla giovane Malou Khebizi per «15/18 (A Place to Heal)» di Cedric Khan, una storia sul disagio psichiatrico degli adolescenti. «Non è facile per noi essere qui» hanno detto tra gli applausi i due registi di «Naza»: «I politici e i giornalisti israeliani stanno attaccando il film, ma la realtà è che negli ultimi dieci giorni i bambini di Gaza hanno continuato a morire, nelle scuole, nelle loro case. Gli agenti dell’intelligence di Tel Aviv agiscono in maniera sistematica, la loro azione si basa sulla deumanizzazione dei palestinesi. È significativo che questo premio ci arrivi qui in Italia, uno dei pochi paesi che non ha messo le sanzioni a Israele». Guerre, migranti, disagio mentale, sfruttamento minorile, violenza sulle donne: i film visti e premiati al Lido hanno raccontato il presente con tutte le sue tragiche contraddizioni, perché, come ha efficacemente sintetizzato il presidente Buttafuoco, rivendicando il ruolo di coscienza critica dell’istituzione, «una Mostra non può essere una parentesi elegante mentre fuori la storia accade».