Gli ultimi sviluppi militari lungo la costa occidentale dello Yemen meritano di essere osservati con una prospettiva più ampia di quella strettamente legata al conflitto interno del Paese. Mokha non è soltanto una città portuale yemenita. E Bab el-Mandeb non è semplicemente uno stretto situato all’estremità meridionale del Mar Rosso. Ciò che accade oggi in quest’area riguarda direttamente la sicurezza delle rotte che collegano l’Oceano Indiano al Mediterraneo, il funzionamento del Canale di Suez, gli interessi economici dell’Egitto, la sicurezza energetica europea e, inevitabilmente, anche l’Italia. Dopo giorni di combattimenti nelle province di Hodeida e Taiz, le forze Houthi hanno esteso la propria presenza verso Sud, fino a Mokha, mentre le forze governative e quelle ad esse alleate hanno riposizionato parte delle proprie unità verso l’area di Dhubab, ancora più vicina allo stretto di Bab el-Mandeb. Le ultimissime notizie raccontano di truppe houthi nella periferia della stessa Dhabab. Al di là delle interpretazioni militari e delle versioni fornite dalle parti, il dato strategicamente rilevante è evidente: il centro di gravità del confronto yemenita si sta spostando verso uno dei corridoi marittimi più sensibili del mondo.Domande di approfondimento generate da 24Ore AIUna geografia che non permette indifferenzaPer comprendere ciò che sta accadendo bisogna prima guardare la carta geografica. Bab el-Mandeb collega il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano con il Mar Rosso. Da lì le navi proseguono verso il Canale di Suez e quindi verso il Mediterraneo. È una linea quasi continua: Oceano Indiano – Golfo di Aden – Bab el-Mandeb – Mar Rosso – Canale di Suez – Mediterraneo. Qualunque instabilità significativa in uno di questi punti produce conseguenze lungo l’intera catena. Per questo motivo Mokha assume un’importanza che supera largamente le sue dimensioni. La città si trova lungo la costa che conduce direttamente verso Bab el-Mandeb e verso le isole che dominano geograficamente l’accesso meridionale al Mar Rosso. Il problema, quindi, non consiste soltanto nel chiedersi chi controlli una determinata città o una determinata posizione militare. La domanda più importante è un’altra: quale equilibrio di sicurezza si formerà lungo la costa orientale di Bab el-Mandeb?Il rischio della concentrazione delle crisiPer molti anni la comunità internazionale ha considerato separatamente diversi dossier regionali: Yemen, sicurezza del Golfo, Iran, Mar Rosso, Corno d’Africa, Canale di Suez. Questa distinzione sta diventando sempre meno realistica. Le rotte energetiche e commerciali collegano questi dossier molto più rapidamente di quanto riesca a fare la diplomazia. Le attuali difficoltà della navigazione nell’area del Golfo hanno ulteriormente aumentato il valore strategico della rotta del Mar Rosso. In questo contesto, qualsiasi nuova incertezza intorno a Bab el-Mandeb assume un peso internazionale maggiore rispetto al passato.Non è necessario immaginare una chiusura completa dello stretto per comprenderne le conseguenze. Nel commercio marittimo internazionale, infatti, la percezione del rischio può essere quasi importante quanto il rischio stesso. Un aumento della minaccia percepita può tradursi in maggiori premi assicurativi, cambiamenti delle rotte, costi più elevati per il trasporto, tempi di consegna più lunghi e, nei casi estremi, nella decisione degli armatori di circumnavigare l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Sono migliaia di chilometri aggiuntivi che finiscono inevitabilmente per trasformarsi in costi economici.Il vero confine meridionale di SuezEsiste poi un elemento che in Europa viene talvolta sottovalutato. La sicurezza del Canale di Suez non comincia a Suez. Comincia molto più a sud. Dal punto di vista della navigazione internazionale, Bab el-Mandeb può essere considerato il vero accesso meridionale al sistema del Mar Rosso e del Canale di Suez. Se le compagnie di navigazione non ritengono sufficientemente sicuro attraversare Bab el-Mandeb, la disponibilità del Canale di Suez perde parte della propria rilevanza commerciale. Questa realtà rende la stabilità dello Yemen occidentale una questione strategica anche per l’Egitto. Il Cairo dipende economicamente dal traffico attraverso Suez e considera naturalmente la sicurezza del Mar Rosso parte integrante della propria sicurezza nazionale. Quanto più aumenta l’instabilità nel tratto meridionale del Mar Rosso, tanto più diventa difficile separare la crisi yemenita dagli interessi strategici egiziani.Anche per l’Italia la questione non è lontana. L’Italia occupa una posizione particolare nel Mediterraneo. I suoi porti, le sue industrie e le sue catene logistiche dipendono in misura significativa dalla continuità delle rotte commerciali tra Europa e Asia. Una nave che evita Bab el-Mandeb e Suez non modifica soltanto una rotta sulla carta geografica. Modifica tempi, costi, assicurazioni, disponibilità delle merci e competitività. Per un’economia manifatturiera ed esportatrice come quella italiana, la sicurezza marittima del Mar Rosso dovrebbe quindi essere considerata parte della sicurezza economica nazionale. Esiste inoltre una dimensione geopolitica. L’Italia ha storicamente mantenuto rapporti importanti con entrambe le sponde del Mar Rosso e con il Corno d’Africa. La sua posizione geografica e la sua tradizione diplomatica potrebbero permetterle di contribuire a una visione europea meno emergenziale e più strategica della regione. Non soltanto proteggere le navi quando emerge una crisi, ma contribuire a creare le condizioni affinché quelle crisi non diventino permanenti.