Gli Houthi, i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran, stanno avanzando lungo la costa del Mar Rosso, arrivando sempre più vicino a controllare lo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più trafficati e strategici del mondo, soprattutto per i sauditi dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz. La milizia avrebbe già preso la città portuale di Mocha, ma – fa sapere tramite un portavoce – l’intenzione non è compromettere “la libertà di navigazione e il commercio internazionale”, bensì limitarsi a “obiettivi specifici e a carattere difensivo”, con operazioni che “termineranno quando gli attacchi allo Yemen avranno fine e il blocco sarà revocato”. Si tratta di uno sviluppo dalle conseguenze potenzialmente enormi: sullo Yemen, che si ritrova di nuovo sull’orlo di una guerra totale; sull’Arabia Saudita, colpita nel suo business più vitale; sulla regione, con il rischio di un’escalation che potrebbe vedere coinvolti nuovi attori; sull’economia mondiale, con lo spettro di un ulteriore shock sui mercati energetici e oltre.

I protagonisti dell’escalation in corso nel Paese più povero del mondo arabo sono sempre gli stessi: da un lato, gli Houthi, la milizia sostenuta da Teheran; dall’altro, il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e sostenuto da Riad. Gli attori potenzialmente coinvolti, invece, sono sempre di più, e includono – oltre agli Stati Uniti, desiderosi di riportare la calma nella regione, e Israele – anche il Pakistan e la Turchia, per via del Patto della Mecca siglato lo scorso agosto con il governo saudita.