di
Guido Olimpio
Con l'avanzata degli Houthi, il regime iraniano guadagnerebbe un avamposto sullo stretto che congiunge Mar Rosso e golfo di Aden. Le strategie di Teheran e l'affaticamento Usa, Vance e Rubio «non escludono che il conflitto possa durare altri due anni»
Si muovono tutti i fronti, dalla penisola arabica al Golfo con risultati allarmanti.
Lo YemenEra lo scenario temuto e si è verificato. Il movimento Houthi è riuscito a conquistare Mokha, la città a circa 80 chilometri da Bab el Mandeb, sul Mar Rosso. Un successo importante perché permette ai filo-iraniani di allargare la zona di influenza sulla rotta strategica e di controllare una zona vasta. Le forze governative, appoggiate dai sauditi, non sono riuscite a contrastare l’avanzata. Inoltre, Riad ha subito danni ai propri impianti petroliferi bombardati dai militanti. Con un ulteriore mossa gli Houthi hanno occupato l'isola di Zuqar, proprio al centro della via d'acqua, a nord di Mokha.Per gli analisti i sauditi si sono dimostrati, ancora una volta, impreparati. All’opposto gli Houthi hanno dato prova delle loro capacità e, pur essendo alleati di Teheran, agiscono anche in modo autonomo. Un quadro dove l’Iran ottiene dei vantaggi perché può dettare parte del gioco sia a Hormuz che nel Mar Rosso. Come qualcuno ha scritto, è questa la vera Bomba in mano al regime.Ci si chiede se il regno chiederà l’aiuto di Pakistan e Turchia, i due paesi con i quali ha appena siglato un patto di difesa. I pachistani, al momento, si sono limitati a lanciare moniti mentre c’erano voci di un possibile intervento. Al tempo stesso alcuni osservatori ritengono che l’alleanza abbia un valore più diplomatico che bellico. I sauditi sono restii ad infilarsi di nuovo nel pantano yemenita in modo diretto, quando lo hanno fatto si sono scottati. Ma gli sviluppi della battaglia richiedono una risposta, non facile da trovare.













