Un’offensiva lampo e meticolosamente coordinata ha ridisegnato, nell’arco di poche ore, gli equilibri strategici lungo la costa occidentale yemenita. Le forze Houthi hanno preso il controllo del porto di Mocha, un esito confermato sia dai ribelli sia da fonti legate al governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale.
Oggi è anche giunta anche la conferma della caduta dell’isola vulcanica di Mayyun (Perim), situata nel cuore dello Stretto di Bab el-Mandeb. Con l’occupazione di Perim e dei tratti costieri prospicienti, gli Houthi acquisiscono punti d’osservazione e di ingaggio di prim’ordine. Pur non traducendosi in un dominio navale pieno, la prossimità alle rotte mercantili accresce sensibilmente il rischio di attacchi con droni, missili e mine, rendendo il transito sempre meno appetibile per gli armatori.
La manovra ha costretto il governo sostenuto da Riad a ripiegare, riaprendo una crisi che aveva già provocato una contrazione del traffico marittimo del 60% rispetto alla fine del 2023.
Il collo di bottiglia energetico: oltre 8 milioni di barili al giorno
Bab el-Mandeb è un passaggio cruciale per il greggio e i prodotti raffinati in partenza dal Golfo Persico verso il Mar Rosso, il Canale di Suez e i mercati europei. Secondo la US Energy Information Administration (EIA), nel secondo trimestre del 2026 hanno attraversato lo stretto 8,1 milioni di barili al giorno di prodotti petroliferi, di cui 6,1 milioni di greggio e condensati e circa 2 milioni di raffinati: un volume più che raddoppiato rispetto ai 3,9 milioni di barili giornalieri dell’inizio 2025.











