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Emma Bonino, morta venerdì a 78 anni, è ricordata per aver cambiato il paese con le sue battaglie per i diritti civili, per essere stata la leader storica dei Radicali, per essersi candidata alla presidenza della Repubblica e per aver fatto la ministra in due governi. Ma oltre a tutto questo viene ricordata anche per una sua certa inclinazione alla disobbedienza civile, e per essere stata arrestata quattro volte, in Italia e all’estero.

Il primo arresto, il più famoso, avvenne nel 1975. All’epoca in Italia l’aborto era considerato un delitto «contro l’integrità e la sanità della stirpe», un atto diretto contro lo Stato e punito con pene gravissime, così come il procurato aborto e l’istigazione. Ma gli aborti clandestini erano numerosissimi, e avvenivano spesso in condizioni igienico-sanitarie rischiose. Per evidenziare l’ipocrisia dello Stato che manteneva in vigore una legge così dura e fuori dal tempo senza riuscire ad applicarla, i Radicali e i collettivi femministi cominciarono ad autodenunciarsi.

Nel 1973 Bonino aveva fondato a Milano il CISA (Centro Informazione per la Sterilizzazione e l’Aborto), dove si praticava l’aborto con il metodo dell’aspirazione. A febbraio del 1975 la procura di Firenze, dove il CISA aveva nel frattempo aperto un altro centro, emise un mandato d’arresto nei confronti di Bonino. Ci fu un primo tentativo di arrestarla andato a vuoto, poi i mesi passarono senza che accadesse nulla, nonostante Bonino non prendesse nessuna precauzione particolare. Alla fine decise di costituirsi. La sua detenzione durò pochi giorni, poi venne messa in libertà provvisoria in attesa di giudizio. Nel 1976 venne eletta in parlamento e ottenne l’immunità. Trovate la storia più dettagliata di questo arresto anche in questo articolo.