La prima domanda sarà di certo perché abbia omesso di riferire ai pm della sua amicizia con Valter Lavitola, del fatto che con il pluripregiudicato avesse più volte parlato dell'attentato e dei possibili esecutori. Prima di convocare in procura Sigfrido Ranucci, che bisogna ricordarlo è parte lesa nel procedimento, il pm Edoardo De Santis attende che i militari del nucleo investigativo concludano l'esame del telefono di Lavitola, mandante del blitz contro l'allora conduttore di Report, che frequentava abitualmente.
Ed è probabile che i pm sentano prima come persona informata sui fatti Natalia Potenza, la compagna di Lavitola e madre dei suoi figli, che ha appreso dall'intervista di una donna di essere tradita, e che promette vendetta in procura.Gli affari Anche lei potrebbe raccontare molto, soprattutto perché condivideva con Lavitola i progetti lavorativi, a cominciare dal ristorante di Monteverde del quale risulta proprietaria. Quindi gli affari all'estero, in Brasile e Argentina, oltre che in Africa. Forse Potenza potrebbe rivelare più dell'Iphon del faccendiere, dal quale risultano cancellate molte conversazioni, anche con il giornalista. In particolare potrebbe chiarire se davvero l'ex editore dell'Avanti riuscisse a condizionare la messa in onda delle inchieste di Report. È stata lei stessa a riferire di avere molti elementi sull'attività del compagno che potrebbero essere utili alle indagini. Fino al 2 luglio, quando i magistrati dell'Antimafia lo hanno convocato tacendogli il coinvolgimento del faccendiere-amico, il giornalista ha continuato a insistere sulle pista della camorra, degli albanesi, dei servizi segreti. E non ha mai riferito di averne parlato con Lavitola, il quale, «manipolandolo», secondo il gip, continuava a mandargli articoli di giornali che ripercorrevano una pista o l'altra. Dal canto suo Lavitola, precedenti per estorsione, associazione a delinquere, truffa, bancarotta fraudolenta, corruzione ad incaricato di pubblico servizio, induzione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria, sostiene che il suo obiettivo, frequentando Ranucci, fosse solo quello di ricostruirsi un'immagine, che volesse tutelarlo dopo avere saputo che i servizi segreti israeliani volevano ucciderlo, ma anche di avere sperato che l'amico scendesse in politica, in modo da poter beneficiare, come ai tempi di Berlusconi, della stretta frequentazione con un uomo potente.I messaggi Al puzzle, difficile da comporre, di dichiarazioni e messaggi trasversali, che il faccendiere ha mandato dal 4 luglio, giorno della perquisizione, al 10 agosto, quando è stato arrestato, si sono aggiunte quelle dell'interrogatorio davanti ai pm. Dove ha anche ricordato, sempre per chiarire il fatto che Ranucci fosse all'oscuro di tutto, di essere un grande amico di Marcello Dell'Utri. Circostanza riportata anche nella memoria presentata davanti al Tribunale del Riesame. E del resto proprio i suoi difensori, Sergio e Arturo Cola, si sono spinti a dire che forse «con il tempo Ranucci potesse aver sospettato di Lavitola quale autore del proprio attentato».A Ranucci toccherà spiegare perché fino al 2 luglio scorso non abbia fatto neppure cenno alla sua «assidua frequentazione». E soprattutto, ma questo potrebbe rivelarlo anche Natalia Potenza, se Lavitola si sia servito dell'amico per i propri affari imprenditoriali. Gli inquirenti potrebbero chiedergli conto anche dell'intervista al giornale dello Zimbabwe sul business del carbon credit, nel quale era coinvolto l'amico. Anche questo potrebbe rientrare nelle strategie «manipolatorie» del faccendiere.











