Quanto erano legati i mondi di Lavitola e Ranucci? C’è un dettaglio di cui il Giornale è venuto in possesso che potrebbe ora imprimere all’indagine sull’attentato contro il giornalista una direzione inaspettata. E su cui gli inquirenti potrebbero chiedere delucidazioni sia a Lavitola che a Mr Report, quando sarà chiamato per la terza volta davanti al pubblico ministero Edoardo De Santis. Entrano in gioco due donne: Natalia Potenza, compagna e madre dei figli di Lavitola, e Laura Cianfoni, stretta collaboratrice di Ranucci. Le due donne, nella notte della perquisizione a casa Lavitola, si scambiano informazioni e carte sull’inchiesta. E qui per ricostruire i passaggi di quella notte bisogna fare un salto indietro al 4 luglio. È il giorno in cui la Procura effettua la perquisizione a casa Lavitola, contestandogli formalmente di essere il mandante dell’attentato del 16 ottobre 2025 contro Ranucci. Quella notte, alle ore 3 e 56, come è documentato nell’informativa dei carabinieri del gruppo investigativo di Frascati e Roma, Ranucci, la vittima della bomba, e Lavitola, il mandante dell’attentato, si sentono al telefono, utilizzando l’applicazione signal (per non essere intercettati). Lavitola è in auto con la compagna (Natalia Potenza) mentre è al telefono con l’amico Ranucci. Nell’autovettura i carabinieri hanno piazzato le cimici. Quindi riescono a intercettare un pezzo di quella conversazione. Quaranta minuti circa. Nei quali Ranucci cerca di fornire all’amico Lavitola alibi e via d’uscita su un punto dell’accusa: il sopralluogo effettuato il 15 settembre con Clesio Gomes Tavares a Torvaglianica, fuori casa di Ranucci, dove è stata piazzata la bomba. Negli stessi minuti accade un altro episodio che Il Giornale è in grado di ricostruire. Alle 4 e 06 di quella notte, la sera della perquisizione, dal telefono di Laura Cianfoni parte un messaggio indirizzato a Natalia Potenza. Prima di svelare il contenuto del messaggio è opportuno spiegare chi sono le due donne. Laura Ciafoni è considerata la donna più vicina a Ranucci, gestiva i suoi canali social e si occupava del tour del conduttore in Italia. Natalia Potenza è la compagna ufficiale di Valter Lavitola. È la titolare del Bistrot Cefalù e mamma dei due figli dell’ex faccendiere. Nella notte della perquisizione le due donne si scambiano messaggi non per augurarsi la buonanotte ma informazioni utili sull’inchiesta che sta giungendo a un punto di svolta. È Laura Ciafoni che alle 4 e 06 invia l’ordinanza di custodia cautelare che riguarda l’arresto (avvenuto 4 giorni prima) dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato. Nel messaggio che il Giornale è in grado di rivelare in esclusiva vengono evidenziate alcune parti dell’ordinanza. In particolare il passaggio in cui i bombaroli fanno riferimento a livelli più alti come mandanti della bomba. Natalia riceve il messaggio e risponde: «Ok grazie». Incassando un cuoricino da Laura Cianfoni. Questo scambio di messaggi, avvenuto negli stessi minuti in cui Ranucci e Lavitola sono al telefono a parlare di alibi e giustificazioni, pone degli interrogativi. Il primo: come faceva Laura Cianfoni (che non è giornalista) ad avere un’ordinanza di custodia cautelare? Da chi l’ha avuta? E soprattutto perché spedisce quelle carte alla compagna del presunto mandante della bomba contro Ranucci? Chi ha ordinato a Cianfoni di spedire quelle carte? Va precisato che quel giorno Lavitola può avere accesso solo al decreto di perquisizione mentre non avrebbe avuto possibilità di leggere il materiale di prova raccolto dagli inquirenti sulla banda. Ma poi c’è la domanda delle domande. La più stretta collaboratrice della vittima (Ranucci) di una bomba invia le carte coperte dal segreto alla compagna del mandante dell’attentato? Cianfoni-Ranucci-Lavitola è un intreccio che si ripete quella notte del 4 luglio. Nove mesi prima, esattamente il 23 ottobre 2025, 7 giorni dopo l’attentato, i telefonini dei tre (Ranucci, Lavitola e Cianfoni) agganciano tutti la stessa cella telefonica in via Bufalotta a Roma, dove abita Laura Cianfoni. Altra strana coincidenza. La Procura è al lavoro, secondo il Tg1, per portare in Italia Clesio Tavares Gomes, avviando la richiesta di rogatoria al Camerun. Al Tg1 Gelsomina Tuorto, moglie di Tavares, si sfoga: «Non c’entra, vogliono addossare le colpe a lui». Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati sono finite le puntate di Report non andate in onda. Tra cui il servizio su banco progetto.