L’Emma Bonino che gli adoratori di Emma Bonino oggi dimenticheranno di ricordare, nel giorno successivo alla sua morte, è un’Emma Bonino che ha dedicato parte della sua vita alla difesa di alcuni diritti importanti, ma meno virali di quelli per cui è più nota: diritto all’aborto, diritto all’eutanasia. Emma Bonino ha messo il suo corpo e la sua vita a disposizione di battaglie amabili o detestabili, cercando in tutti i modi di essere diversa da quella santona ecumenica descritto ieri poche ore dopo la sua morte. Bonino non era solo una campionessa del diritto dell’Europa a diventare grande, dunque dell’europeismo vero, non quello fasullo, retorico, immobile, vuoto portato avanti da chi l’Europa la considera utile solo quando si muove come un bancomat. Bonino, partendo dalla difesa dell’Europa, ha difeso altri diritti, non esattamente ecumenici. Dopo l’11 settembre, Bonino non ha mai smesso di ricordare quanto sia pericoloso chiudere gli occhi di fronte al fondamentalismo islamista, quello che, per i più distratti, armò la mano degli attentatori venticinque anni fa. Non ha mai smesso di ricordare che i fondamentalismi religiosi sono simili al comunismo del secolo scorso e sono “nemici della democrazia”. E nel farlo, non tradendo in questo una sana e robusta tradizione radicale e pannelliana, calpestata oggi da molti presunti eredi, in questi anni non ha mai smesso di combattere a favore di una battaglia cruciale e necessaria: la difesa di Israele.Tra il 2001 e il 2002, Bonino, con Pannella, rilanciò la proposta di far entrare Israele nell’Unione europea. E lo fece non come provocazione ma, come va di moda dire oggi, per coerenza: chi combatte per i diritti, chi combatte per la democrazia, chi combatte le dittature, chi combatte l’antisemitismo, non può smettere di criticare una democrazia quando sbaglia (e Bonino ha spesso criticato Netanyahu negli ultimi anni), ma non può mai smettere di ricordare che differenza c’è tra chi difende una democrazia e chi difende il terrorismo. Ci sono diritti che Bonino ha difeso nella sua vita che tutti coloro che oggi ricorderanno con passione Bonino non possono permettersi di dimenticare, anche se questi diritti rischiano di far saltare i più ridicoli algoritmi del politicamente corretto. Il diritto delle democrazie a proteggere la libertà con la forza. Il diritto delle democrazie a combattere gli estremismi, anche quelli islamisti. Il diritto, o meglio il dovere, di non confondere gli aggrediti e gli aggressori quando si parla di difendere democrazie assediate come Israele – e immaginiamo quanto Bonino debba aver patito nel vedere i suoi presunti eredi incapaci di distinguere che differenza c’è tra aggrediti e aggressori, tra democrazia e dittature. Sulla difesa della vita, è stata una gioia litigare con Bonino. Sulla difesa della democrazia, è stato un piacere pensarla come lei.