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Per anni, nel tentativo di arrivare al potere, l’estrema destra ha preso la strada della moderazione. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National francese, da oltre un decennio porta avanti un processo di dédiabolisation, “de-demonizzazione”, per presentare il partito come una forza moderata e capace di governare un grande paese europeo. Più di recente in Italia Giorgia Meloni ha spostato il suo governo su posizioni atlantiste in politica estera e fiscalmente responsabili in economia, rinnegando parte dell’eredità storica del suo partito, Fratelli d’Italia: in Europa si è parlato di “melonizzazione” per identificare una o un leader radicale che si modera quando cerca di raggiungere il potere.

Ma come ha notato Politico, la recente vittoria del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) nella regione tedesca della Sassonia-Anhalt mostra un altro possibile percorso per l’estrema destra: vincere rimanendo radicale, e anzi proprio intensificando l’estremismo delle proprie posizioni.

La storia dell’AfD è particolare, perché nasce come partito relativamente moderato (fu fondato nel 2013 da un gruppo di economisti liberali euroscettici che chiedevano l’uscita della Germania dall’euro) che si è radicalizzato nel tempo, spostando le sue priorità politiche. Da un certo punto di vista la sua traiettoria è quindi stata contraria rispetto a quelle del Rassemblement National e di Fratelli d’Italia. Oggi però AfD è un partito molto più estremista rispetto a questi due, e ad altri simili.