L’Alternative für Deutschland (AfD) tenta la via moderata per puntare al governo, ma sotto la superficie i contenuti restano un pugno allo stomaco per la democrazia tedesca. Durante un incontro riservato previsto per questo weekend, ai deputati del partito - che alle elezioni federali di febbraio si è classificato al secondo posto - sarà richiesto di adottare un nuovo codice di comportamento e un programma in sette punti.

L’obiettivo? Presentarsi come forza “responsabile” per attrarre elettori moderati in vista delle elezioni nazionali del 2029 e, soprattutto, candidarsi come partito di governo. Via quindi parole come “remigrazione” e “cultura dominante tedesca”, ritenute tossiche e sotto osservazione dall’Ufficio per la protezione della Costituzione, ma resta intatta la sostanza: l’AfD chiede il blocco totale dell’ingresso per i richiedenti asilo, la cancellazione del diritto alla naturalizzazione (in Germania, chi vive legalmente sul territorio da un certo numero di anni, conosce la lingua, rispetta la Costituzione e ha mezzi di sostentamento autonomi può richiedere la naturalizzazione e diventare cittadino tedesco a tutti gli effetti, con pieni diritti civili e politici), la rimozione delle sanzioni contro la Russia e lo stop immediato alla transizione energetica.