“Per Meloni la più grande crisi industriale è solo un file a cui sta dedicando molte ore. E questa, visti i risultati, sembra più una minaccia che una rassicurazione”. L’affondo, non privo di sarcasmo e amarezza, proviene dall’ex ministro del Lavoro e responsabile Politiche industriali del Pd, Andrea Orlando, che si unisce al coro di voci arrivate dall’opposizione dopo la notizia del blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva. La Corte d’Appello civile di Milano ha infatti confermato il provvedimento con il quale a fine luglio è stato disposto il stop allo stabilimento di Taranto: entro il 28 ottobre gli altiforni dovranno essere spenti. Oltre 10mila i posti di lavoro in bilico.

“Questa sentenza certifica anche il fallimento di quattro anni di inerzia di questo governo” rincara Antonio Misiani, responsabile Economia e finanze nella segreteria nazionale del Pd. “Dal 2022 la destra ha promesso piani, cordate e soluzioni che non sono mai arrivate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: impianti fermi, migliaia di famiglie nell’incertezza, un pezzo fondamentale della nostra manifattura lasciato senza guida industriale. Non è più tempo di annunci. Il punto di non ritorno per gli impianti si avvicina e il governo non può più permettersi di temporeggiare”. Posizione simile a quella di Angelo Bonelli, leader dei Verdi. “In 14 anni si poteva e si doveva avviare un grande progetto di conversione industriale, come è accaduto a Bilbao e nel bacino carbonifero della Ruhr. Invece sono stati gettati quasi 3 miliardi di euro di soldi pubblici senza concludere nulla, con un ministro Urso che è diventato il simbolo di questa inconcludenza” commenta.