BORGO VALBELLUNA (BELLUNO) - La Ceramica Dolomite non si ferma. Nonostante i conti ancora in rosso e le difficoltà economiche che hanno accompagnato il percorso degli ultimi anni, la proprietà ha confermato la volontà di andare avanti con il progetto di rilancio dello stabilimento di Trichiana. È questa la principale rassicurazione arrivata ieri mattina dal tavolo ministeriale convocato a Roma per fare il punto sulla situazione dell'azienda. Una conferma particolarmente attesa in Valbelluna, dove il futuro della storica realtà produttiva riguarda direttamente 320 lavoratori e, più in generale, una parte importante dell'economia del territorio. Il quadro finanziario resta però complicato.

In quattro anni Ceramica Dolomite ha accumulato perdite per circa 50 milioni di euro, 20 dei quali nel solo 2025

Numeri pesanti, ma che, secondo quanto spiegato durante l'incontro, vanno inseriti nel percorso previsto dal piano industriale, che fin dall'inizio aveva programmato una crescita graduale e il raggiungimento dell'equilibrio di bilancio soltanto nel 2028.

L'operazione di rilancio era partita nel 2022, quando quattro imprenditori veneti avevano deciso di investire nel futuro dello stabilimento. Nell'operazione era entrata anche Delfin, per volontà del compianto Leonardo Del Vecchio. Il progetto iniziale valeva complessivamente 15 milioni di euro: 8 milioni messi dai soci privati e 7 milioni attraverso Invitalia. Da allora, però, la compagine societaria è cambiata. Oggi, come ha ricordato Giampiero Marra della Filctem, «non vi è più nessun coinvolgimento della Delfin. Rimane solamente Claudio Del Vecchio come azionista a cui si aggiunge Luigi Rossi Luciani». È proprio dalla proprietà è arrivata ieri la conferma più importante: l'intenzione è quella di proseguire con il rilancio di Ceramica Dolomite. Per sostenere questo percorso di sviluppo è previsto inoltre un nuovo importante intervento finanziario. Nel 2026 è stato annunciato un aumento di capitale da 37,5 milioni di euro. Il piano industriale, dunque, continua a rappresentare la strada indicata per uscire dalle difficoltà. «Presenta luci ed ombre osserva Marra ma è una cosa che sapevamo in quanto il piano industriale ha un periodo di sviluppo che terminerà solo nel 2028».