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Il complicato 2025 dell'industria siderurgica mondiale e italiana (lieve aumento della produzione e tensione sui prezzi) s'è riflesso nei numeri da poco approvati del gruppo Acciaierie Valbruna della famiglia Amenduni. Qualche giorno fa l'assemblea degli azionisti presieduta dal riconfermato Michele Amenduni ha deciso di mandare a riserva l'utile del 2025 di 1,4 milioni di euro, in deciso calo dai 27,2 milioni dell'anno prima. Per avere le reali dimensioni del gruppo che occupa 2.900 addetti bisogna però guardare il bilancio consolidato, che ha visto l'utile netto diminuito da 173,8 a 50,5 milioni, ebitda in calo da 142,5 a 94,7 milioni e un ebit più che dimezzato da 81,6 a 32,2 milioni. Anche il fatturato di gruppo è calato da 1,22 a 1,1 miliardi. «Tale diminuzione - si legge nella relazione sulla gestione - è riconducibile alla riduzione dei prezzi medi di vendita e alla minore incidenza dei volumi commercializzati». Il gruppo ha realizzato comunque investimenti per 102 milioni rispetto a 80,6 milioni del 2024. A fronte di un patrimonio netto consolidato di oltre 1,5 miliardi, la posizione finanziaria netta positiva è migliorata da 117 a 572,6 milioni. «Le previsioni per il 2026 - dice la relazione sulla gestione - indicano una domanda ancora debole in alcuni settori di sbocco». Tra gli asset finanziari di Acciaierie Valbruna figurano poi quote in alcune immobiliari, il 21% della biellese Banca Simetica e il 69% di Ferak, azionista importante di Assicurazioni Generali. Nei giorni scorsi la Giunta provinciale di Bolzano ha firmato con Acciaierie Valbruna il nuovo contratto di concessione per l'utilizzo dell'area delle acciaierie di Bolzano. La nuova concessione avrà una durata di 30 anni e sarà prorogata di altri 30 su richiesta dell'azienda. Il presupposto è il rispetto degli obblighi previsti dal contratto di concessione riguardanti il livello occupazionale e la prosecuzione della produzione siderurgica.