La guerra dimenticata. L’attacco del terrore al cuore della libertà è scivolato nella memoria dopo 25 anni. E oggi dorme sul fondo dell’Occidente. Proprio quando dovrebbe essere sveglio e vigile. Oggi l’Islam radicale, che colpì le Torri gemelle simbolo di un Occidente che si sentiva invincibile, gode di una specie di immunità politica. Dolosa. Volontaria. Mortale per noi. Il terrore, passato dallo scenario apocalittico dell’11 settembre alla paura cronometrata in diretta mondiale dei tagliagole dell’Isis, è più forte che mai. Punta verso di noi e si trova in trincea con un disegno di sottomissione del mondo libero. Mentre noi siamo divisi. Rissosi. Ipocriti e retorici. Oggi una parte della sinistra è ferita dal radicalismo, dagli interessi della burocrazia europea, dal nuovo modello Dem americano che si ispira al sindaco di New York, Zohran Mandami, aedo della sostituzione del diritto liberale con una Sharia sussurrata ma capace di urlare più forte delle nostre leggi. Questo noi celebriamo, poveri illusi. E lo facciamo con l’arma dei fascismi, ormai rinati a sinistra, della censura e dell’omertà. Quella che ci spinge a cancellare ogni riferimento all’Islam dal ricordo di quel giorno. L’abbiamo censurato nella Grande Mela, o meglio la grande resa all’Islam, l’abbiamo cancellato dalle porte del Bataclan. Ci vergogniamo a chiamare terrorista un islamico che in auto travolge i passanti a Modena. Venticinque anni dopo, insomma, le Torri Gemelle rischiano di tornare soltanto macerie. Ma non può finire così. Perché quel mattino, quando l’acciaio si è piegato al fanatismo nel nome di Allah, non ha tremato solo New York, ma l’idea stessa di uomo libero. A un quarto di secolo di distanza siamo di fronte a uno scisma: da una parte l’Occidente che riconosce nel fanatismo la matrice oscura di quel massacro. Dall’altra, chi ha scelto di voltare lo sguardo, stringendo patti ambigui con le teocrazie e con i movimenti del terrore che hanno fatto della fede un’arma di distruzione. È un’alleanza del silenzio che trasforma il 25º anniversario in una trincea ideologica.«La libertà stessa è sotto attacco», disse Bush tra le macerie di Ground Zero. Una verità oggi più lancinante. Il pericolo non è solo esterno; è la rimozione sistematica del nemico che ci paralizza. Rimuovere la matrice terroristica è la resa finale. Un tradimento della verità che ci estromette dalla democrazia.Perché se permettiamo che l’ideologia divida ciò che la memoria dovrebbe unire, le torri saranno cadute non solo per mano nemica, ma per il nostro istinto suicida. L’11 settembre non è passato: è un presente che ci interroga. E dobbiamo dirci la verità. Non siamo stati in grado di impedirlo. Non sembriamo in grado nemmeno di sconfiggerlo tanti anni dopo.