Tribute in Light, New York - foto Adobe Stock
L’attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001, per chi c’era, è uno di quei momenti che si ricordano in modo nitido. Sappiamo dove eravamo, cosa stavamo facendo, cosa abbiamo interrotto per incollarci alle radio, alla TV, per consultare freneticamente i siti online, che non erano certo come quelli di oggi ma già costituivano un nuovo importante punto di riferimento.
Chi scrive, ad esempio, era in una redazione di una radio locale bolognese, Radio Città del Capo. Stavo provando a spiegare a uno studente di scuola superiore, uno stagista, che cos’è una notizia. Esattamente mentre la TV, sempre accesa in redazione per tenere un occhio sul mondo, dava conto dell’attacco del secondo aereo sulla torre Sud. Alziamo gli occhi, ci zittiamo, lo guardo e gli dico “Ecco, questa è una notizia”. Credo che Alberto, lo studente, saprà sempre dire che cosa sia una notizia, così come io ricordo esattamente la faccia e lo sguardo di Alberto, che non ho mai più incontrato, venticinque anni dopo.
Le ore successive sono state frenetiche e sospese al tempo stesso. Cercavamo di capire, e anche di immaginare cosa sarebbe cambiato. Perché non c’era alcun dubbio che qualcosa di molto consistente sarebbe cambiato per sempre.











