11 settembre 2001. Sono passati anni, ma il mondo intero ricorda ancora come se fosse ieri il giorno dell’attentato terroristico più grande della storia. Tutti hanno un frammento di quelle ore in cui hanno perso la vita 2974 persone, tutti sentono ancora le sirene dei soccorritori, ascoltano le telefonate di addio delle vittime, gli ultimi «ti amo» sussurrati tra le lacrime alle persone care o le storie drammatiche di chi si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Il bilancio poteva essere ancora più tragico se il coraggio non avesse trasformato persone comuni in eroi. Dei quattro aerei dirottati dagli uomini di Al Quaeda solo due hanno colpito l’obiettivo: le Torri Gemelle, nel cuore di New York, simbolo della ‘potenza’ e del fascino della città e dell’America e i grattacieli del World Trade Center che hanno fatto da sfondo a centinaia di film e serie tv (da Spiderman a Superman, da Friends a Sex and the City, dai Soprano ai Simpson) crollano, si sgretolano.
Un terzo, diretto al Pentagono, a Washington, colpisce la facciata ovest dell’edificio. L’ultimo precipita in un campo in Pennsylvania, prima di raggiungere il punto x, forse la Casa Bianca o Capitol Hill, il Campidoglio, il cui nome in codice era «la facoltà di Legge». I passeggeri del volo United Airlines 93, consapevoli di dover morire, hanno scelto di ribellarsi, riuscendo ad evitare che l’aereo arrivasse a destinazione. Restano le telefonate, parole preziose per chi le ha ricevute, ma anche per ricostruire quanto accaduto. Poche frasi che bastano per raccontare una tragedia senza precedenti.












