di
Danilo di Diodoro
Uno studio spiega i meccanismi attraverso cui alcuni particolari si «solidificano» nella nostra memoria, quando c'è un coinvolgimento emozionale. Come è accaduto, appunto, nel giorno dell'attacco alle Torri Gemelle di New York che il cervello non avrebbe registrato se non fosse stato associato a quell’evento altamente emozionale
È misterioso il meccanismo attraverso cui il cervello decide se un evento, un momento di vita, ma anche un’informazione, debbano essere ricordati oppure dimenticati. Si potrebbe affermare che il cervello lo decide per così dire, senza consultarci, anche se di fatto il cervello è la mente e la mente siamo noi. Un po’ paradossale, ma aiuta a farsi un’idea di quanto sia poco conosciuto il sistema di selezione di eventi e informazioni da consegnare alla memoria.
Il ruolo del coinvolgimento emozionaleOra uno studio pubblicato su Science Advances getta un po’ di luce su questo meccanismo, giungendo alla conclusione che eventi di scarsa rilevanza possono conquistarsi un immeritato posto nella nostra memoria se restano «attaccati» ad altri eventi che entrano nel sistema dei ricordi in quanto caratterizzati da intenso coinvolgimento emozionale. Un esempio aiuta a comprendere il meccanismo: chi ha vissuto l’11 settembre 2001 ricorderà senz’altro dove e con chi si trovava quando ha sentito per la prima volta la notizia dell’attacco alle Torri Gemelle di New York, un’informazione che il cervello non avrebbe registrato se non fosse stata associata a quell’evento altamente emozionale. Il luogo e la situazione in cui ci si trovava quel giorno sarebbero affondati in un generico oblìo insieme a quelli di altre giornate qualsiasi.







