HomeCronacaIl corpo di Emma come manifesto politico: l’aborto, l’arresto, le piazze. “Salvare vite non è un crimine”Emma Bonino ha messo la faccia, le braccia, le gambe e tutta se stessa nelle sue battaglie perché: per lei, il corpo è sempre stato un mezzo per affermare e difendere i diritti delle donneEmma Bonino, Marco Pannella , Daniele Capezzone e altri militanti radicali si avviano verso il Palazzaccio per consegnare in Cassazione le firme per abrogare la legge sulla fecondazione assistita nel 2004Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciLe braccia tese in alto, le punte dei pollici unite, quelle degli indici pure: quel triangolo che parla alla piazza e guarda lontano è il simbolo delle lotte femministe. Sotto a quelle braccia, a quelle mani sottili, c’è una giovane donna, un sorriso luminoso e fiero nonostante sia circondata da carabinieri. E’ il 16 giugno del 1975: Emma Bonino, 27 anni, insegnante di inglese, viene arrestata davanti al seggio di Bra per procurato aborto, un reato nell’Italia di allora.
Lei si è autodenunciata qualche mese prima per scuotere il Paese e la politica, per chiedere diritti e libertà di autodeterminarsi per le donne. Da allora la disobbedienza civile diventa la cifra della sua attività di militante. Sono anni di lotte e, grazie alla campagna del Partito Radicale dove lei milita, si apre nel paese un dibattito politico che porterà, tre anni e molte manifestazioni dopo, alla legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.










