| 11 Settembre 2026 12:02 |
4 minuti per la lettura
(Adnkronos) –
Nel 1975 Emma Bonino aveva 27 anni quando decise di mettere il proprio corpo e la propria libertà al centro di una battaglia politica destinata a cambiare l’Italia. Dopo aver contribuito alla nascita del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (Cisa), si autodenunciò per il reato di procurato aborto, scegliendo la disobbedienza civile per portare alla luce la realtà dell’aborto clandestino.
Dietro quella scelta politica c’era però un’esperienza personale. Bonino aveva vissuto in prima persona un aborto clandestino e avrebbe raccontato più volte quanto quell’esperienza fosse stata segnata dalla paura, dalla solitudine e dall’umiliazione. “Dopo avere vissuto quell’aborto ed essermi umiliata ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna”, ha raccontato. Una frase che riassume l’origine della sua battaglia: trasformare un’esperienza privata in una denuncia pubblica e fare in modo che altre donne non fossero costrette a vivere la stessa situazione.










