La discussione in Senato sugli emendamenti alla legge elettorale: dopo il via libera di ieri alle tre preferenze con capilista bloccati, la seduta di oggi si concentra sul nodo delle tutele di genere e sulla norma che impone fino a 10mila firme ai partiti fuori dal Parlamento. L’Aula lavora per blindare l’articolato in vista del voto finale fissato per martedì 15 settembre.
Dopo una giornata di altissima tensione politica a Palazzo Madama, prosegue al Senato l'esame della riforma della legge elettorale per chiudere i restanti nodi tecnici. A dominare la seduta di ieri è stato lo scontro sulle preferenze: Fratelli d'Italia e il centrodestra hanno compattamente bocciato il subemendamento del Pd, guidato da Dario Parrini, che puntava a reintrodurre il voto di preferenza "puro", provocando la durissima reazione delle opposizioni. Successivamente, la maggioranza ha approvato la propria proposta unitaria che introduce fino a tre preferenze con alternanza di genere, mantenendo però i capilista bloccati e abolendo la quota 60/40 prevista dal Rosatellum.
Mentre Giorgia Meloni rivendica sui social il ritorno delle preferenze dopo quasi 35 anni, le opposizioni attaccano parlando di "finto cambiamento" e di una maggioranza in pieno "stato confusionale". Al centro del dibattito odierno restano ora la rappresentanza di genere e la controversa norma "anti-cespugli": l'esecutivo ha riformulato la misura portando a 9mila-10mila le firme necessarie per i partiti extra-parlamentari, riducendole a 1500-2000 per le forze già presenti nelle Camere. La maratona a Palazzo Madama proseguirà fino al voto finale palese fissato per martedì 15 settembre, prima del passaggio decisivo alla Camera per la terza lettura.













