Il ddl torna in Senato con correttivi su preferenze, quote di genere e soglia di sbarramento. La maggioranza punta al via libera entro ottobre Il ddl sulla legge elettorale torna in Senato martedì alle 18 per la presentazione, con la maggioranza al lavoro sulle modifiche necessarie a superare i nodi emersi nel centrodestra. Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, che entra nel merito degli aggiustamenti in itinere, il testo dovrebbe passare dalla commissione Affari Costituzionali per tornare poi in aula il 9. TRE PREFERENZE E QUOTE DI GENERE Il primo intervento riguarda le preferenze. L’ipotesi è ripresentare l’impianto già approvato alla Camera, con capilista bloccati e fino a tre preferenze, indicate con una croce sul cognome. La modifica riguarderebbe però le quote di genere, estendendo la tutela anche ai capilista. Nell’ultimo testo, infatti, l’alternanza tra uomo e donna era prevista soltanto nel listino del premio di maggioranza, che attingeva alle candidature della coalizione e non a quelle dei singoli partiti. È uno dei correttivi sui quali la maggioranza sta lavorando per arrivare a un testo condiviso. VIA LA NORMA “TAGLIA-CESPUGLI” L’altro punto riguarda la contestata norma di sbarramento, definita “taglia-cespugli”. La disposizione prevede che i voti delle liste collegate che non raggiungono il 3%, fatta eccezione per il miglior perdente, non concorrano alla cifra elettorale nazionale della coalizione. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, la norma sarà modificata. Il dossier rientra nella trattativa interna alla maggioranza, insieme agli altri nodi che potrebbero incidere sull’assetto definitivo del provvedimento. LA PARTITA DELLA MAGGIORANZA Il centrodestra cerca intanto di evitare defezioni nel passaggio parlamentare. L’idea è che gli emendamenti vengano firmati da tutti i capigruppo della maggioranza e non soltanto da Fratelli d’Italia, come era avvenuto alla Camera. Una scelta che punta a trasformare le modifiche in un’assunzione di responsabilità dell’intera coalizione. Sul tavolo sono circolate anche ipotesi relative al ballottaggio e al terzo mandato dei sindaci, che però vengono indicate come voci respinte ufficialmente. Resta invece il nodo dei tempi. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha detto di non volere forzature, mentre la maggioranza punta a procedere rapidamente. Il passaggio successivo sarà alla Camera, dove il ddl era stato colpito dai franchi tiratori. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, l’ipotesi è quella di ricorrere alla fiducia. Sullo sfondo ci sono due vincoli: lasciare alla Corte Costituzionale il tempo di esaminare la nuova legge e tenere conto dell’indicazione della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, secondo cui la legge elettorale non dovrebbe essere modificata nell’anno precedente alla fine della legislatura, indicazione che non costituisce però un obbligo giuridico.