La riforma della legge elettorale accelera in Senato e introduce una stretta decisiva sulla raccolta firme per la presentazione delle liste alle prossime elezioni politiche. Un nuovo emendamento approvato dalla maggioranza innalza a 6.000 il numero di sottoscrizioni richieste per ogni collegio, imponendo di fatto ai partiti non presenti in Parlamento uno sbarramento tecnico di centinaia di migliaia di firme cartacee, da raccogliere in tempi molto ristretti. Mentre il centrodestra difende la misura come uno strumento necessario per disincentivare le cosiddette “liste civetta”, le forze extraparlamentari denunciano una barriera all’ingresso strutturale a tutela dei partiti già eletti. Di seguito l’analisi e le reazioni dei principali movimenti politici che oggi rischiano l’esclusione dalla corsa elettorale.

Progetto civico di Onorato

Tra le realtà coinvolte vi è Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma, guidato dal sindaco Pd Roberto Gualtieri. Si tratta di una formazione di matrice civica e centrista, all’interno della coalizione di centrosinistra (vicina al leader del M5S Giuseppe Conte). Onorato definisce la norma «l’ennesima spallata alla Costituzione e alla democrazia», sottolineando che «obbligare le nuove forze politiche a raccogliere 378mila firme in appena 15 giorni vuol dire creare degli ostacoli ad arte». Il leader civico evidenzia il caso della Valle d’Aosta dove «le firme necessarie corrispondono all’11% dei voti». Onorato ha annunciato proteste di piazza e si è appellato al Capo dello Stato.