Il Senato cancella la soglia del 3% che impediva ai piccoli alleati di contribuire al premio di maggioranza, ma alza il numero delle firme necessarie per le forze che non sono in Parlamento
La norma “anti-cespugli” non c’è più. Ma per i cespugli che devono ancora nascere, la strada verso il Parlamento rischia di diventare molto più complicata. Il Senato ha cancellato il vincolo introdotto alla Camera dalla nuova legge elettorale, su spinta di Forza Italia, che impediva alle liste sotto il 3% di far pesare i propri voti nel raggiungimento del 42% di coalizione, necessario per ottenere il premio di maggioranza. In cambio, però, ha alzato drasticamente il prezzo d’ingresso per chi oggi è completamente fuori dalle Camere: dalle attuali 1.500-2.000 a un minimo di 6mila e un massimo di 7mila firme per collegio.
Numeri alla mano, per una forza politica intenzionata a correre in tutti i collegi il conto è presto fatto. I collegi plurinominali sono complessivamente 75, 49 alla Camera e 26 al Senato. Con 6mila firme per ciascuno servirebbero 450mila sottoscrizioni. Al tetto delle 7mila si arriverebbe a 525mila. Una cifra che, al limite superiore, supera anche le 500mila firme necessarie per chiedere agli italiani un referendum abrogativo.










