L’emendamento alla legge elettorale a firma Zedda (Fdi), che modifica la norma anti-cespugli, obbliga i piccoli partiti fuori dal Parlamento a raccogliere 6mila firme per ogni collegio (prima ne erano richieste 1500). Partiti come Progetto civico Italia o Italia Domani rischiano di non poter correre alle prossime elezioni poltiche.

L'emendamento a firma della senatrice Fdi Antonella Zedda alla legge elettorale, che è passato ieri in Senato, ha generato, come prevedibile, una valanga di polemiche. Parliamo della modifica che elimina qualsiasi soglia di voti ai fini della controbuzione al premio di maggioranza. Ma il testo in questione rivede anche il numero minimo di firme necessarie che le formazioni politiche fuori dal Parlamento sono costrette raccogliere per potersi presentare alle elezioni: il numero quadruplica per chi non è già in Parlamento e passa da 1.500 a 6mila per collegio.

Significa ad esempio che le nuove formazioni, solo per Montecitorio per presentarsi in tutti i 49 collegi (la norma chiede di correre almeno in metà), saranno costrette a raccogliere in poco tempo circa 300mila firme (non digitali). Lunedì si voteranno gli ultimi emendamenti, mentre martedì ci sarà il voto finale a Palazzo Madama: a quel punto la legge dovrà tornare alla Camera (voto definitivo previsto il 28 settembre). Ma sulle modifiche alla cosiddetta norma anti-cespugli è scoppiato un putiferio. Nel ragionamento del centrodestra, la norma nasce dall'esigenza di controbilanciare la cancellazione di qualsiasi soglia di voti per contribuire al premio: è necessario raccogliere sottoscrizioni per dimostrare l'esistenza di un consenso in partenza. Secondo Forza Italia, che sostiene questa modifica, non sarebbe sufficiente presentare un simbolo per concorrere alle elezioni e accedere al Parlamento: "Per concorrere alle elezioni serve il consenso di base, per andare in Parlamento, non basta mettere un simbolo, qual è la garanzia di serietà e di affidabilità? – ha detto il leader di Forza Italia – Serve che ci sia un consenso. Credo sia giusto mettere delle firme per dimostrare che chi partecipa rappresenta qualche cosa. Sennò è uno strumento per creare cose tipo ‘forza Roma forza Lazio'. La democrazia è una cosa seria, soprattutto per il Parlamento, chiunque può partecipare se riesce a dimostrare un consenso di base per presentare un simbolo".