Nel caos generale scatenato dalla discussione sulla nuova legge elettorale, si è aperto un ulteriore terreno di scontro. Un emendamento a firma di Antonella Zedda (Fratelli d’Italia) ha cancellato la norma cosiddetta “anti-cespugli”, presentata da Forza Italia a giugno, che escludeva dal calcolo complessivo dei voti le liste rimaste sotto la soglia di sbarramento del 3 per cento, esclusa la miglior perdente.Al suo posto però è spuntata una nuova norma. Prevede un deciso aumento delle firme per chi entra per la prima volta in Parlamento. Se prima erano richieste 1.500 sottoscrizioni per ogni collegio plurinominale (circa 120 mila totali), ora il numero è aumentato a 9 mila, vale a dire oltre 700.000 in tutta Italia. L’opposizione ha protestato, con in testa il leader M5s Giuseppe Conte che ha parlato di “norma truffa della casta”.Sono esentati dalla raccolta firme i partiti presenti in almeno uno dei due rami del parlamento al 31 dicembre 2025. Per chi invece ha una componente nel gruppo misto al momento dell’indizione delle elezioni, le firme da raccogliere saranno tra le 1.500 e le 2.000 in ogni collegio. Il numero potrebbe diminuire ulteriormente in caso di elezioni anticipate: se la legislatura dovesse finire almeno quattro mesi prima della scadenza naturale, quindi entro il prossimo giugno, le firme da raccogliere verrebbero dimezzate.L’emendamento riguarda particolarmente da vicino alcuni partiti, di recente formazione ma non solo:Più Europa aveva ottenuto il 2,9 per cento nelle elezioni del 2022, due seggi alla Camera e nessuno al Senato. Alla Camera fa parte del gruppo misto, e dovrebbe quindi arrivare a 1.500 firme in ogni collegio plurinominale per rientrare in parlamento. Un numero elevato, certo, ma non impossibile.Il partito fondato da Roberto Vannacci a febbraio occupa attualmente otto seggi alla Camera e fa parte del gruppo misto. Anche in questo caso l'obiettivo da raggiungere sono le 1.500 firme in ogni collegio plurinominale. Sarà per il partito del generale la prima vera sfida organizzativa, quando Fn non ha ancora referenti in ogni provincia italiana.Il “partito dei sindaci” fondato a giugno dall’assessore ai grandi eventi di Roma, Alessandro Onorato, sarà invece chiamato a raccogliere le 9 mila firme per ogni collegio. Normale che proprio Onorato sia stato tra i primi ad annunciare battaglia contro l'emendamento. In teoria Progetto civico potrebbe allearsi con Più Europa per presentare una lista comune. Questa alleanza consentirebbe di ridurre la raccolta firme a 1.500 per collegio che, per di più, sarebbero raccolte insieme dai due partiti. Attenzione però: proprio su questa alleanza Più Europa si è spaccata e si terrà a dicembre un nuovo congresso: il presidente Matteo Hallissey e l'ex segretario Della Vedova puntano a un'alleanza con Renzi, che lascerebbe l'assessore capitolino senza questa opportunità. Anche per questo in Parlamento si pensano strategie alternative. Una l'avrebbe proposta il leader del M5s Giuseppe Conte al Pd: "prestare" alcuni parlamentari di entrambi i partiti da mandare al gruppo Misto per creare una componente di Progetto civico in Parlamento.Gli effetti della norma ricadono infine anche sui partiti già costituiti ma privi di rappresentanza parlamentare, come Potere al popolo e Rifondazione comunista. Un tempo alleati oggi divisi entrambi se volessero presentarsi ora in Parlamento dovrebbero raccogliere oltre 700 mila firme in tutta Italia, rendendo quasi impossibile la presenza di una "cosa rossa" alla sinistra del campo largo. "È assurdo che venga richiesto un numero di firme più alto di quello necessario per richiedere un referendum. L'emendamento sembra scritto per impedire a Rifondazione Comunista o altre formazioni di presentarsi alle prossime elezioni", denuncia il segretario di Rifondazione Maurizio Acerbo.