Perché ti riguarda? Perché il Parlamento sta discutendo la nuova legge elettorale. Presentata a febbraio dai quattro partiti di governo e approvata alla Camera prima della pausa estiva, ora è all’esame del Senato. Ma le modifiche apportate qui la costringeranno a tornare nuovamente a Montecitorio, dove – a differenza del Senato – sarà possibile ricorrere al voto segreto. Il cambiamento più vistoso riguarda le preferenze, tema caro a Fratelli d’Italia, che nella prima versione dello Stabilicum erano sparite. Secondo la proposta del centrodestra, sulla scheda ci sarà un capolista scelto dalle segreterie di partito. Poi l’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze tra gli altri candidati, rispettando l’alternanza di genere.Troppo poco per il centrosinistra e per il partito di Vannacci. Perché il punto è proprio questo: i capilista continuano a essere scelti dai partiti. Gli elettori possono scegliere soltanto tra i nomi successivi, che però, se il partito raccoglie pochi voti, potrebbero non entrare mai in Parlamento. E c’è anche una questione di genere: i capilista possono essere tutti uomini e, tra le preferenze espresse dall’elettore, la prima può andare a un uomo, così come la terza.Il Pd aveva chiesto a Fratelli d’Italia di sostenere una soluzione diversa: il subemendamento del senatore Parrini, che avrebbe eliminato i capilista e introdotto preferenze libere tra tutti i candidati. Ma Forza Italia e Lega erano contrarie. E alla fine il Senato ha bocciato la proposta: 68 voti favorevoli e 99 contrari. Il centrodestra è rimasto compatto. Per Giorgia Meloni, dunque, forzare la mano sulle preferenze avrebbe significato aprire uno scontro con gli alleati. Potenzialmente, fino a mettere in discussione la tenuta del governo.