Le crisi geopolitiche tengono sotto scacco i consumi e le famiglie italiane scoprono il valore del “non consumo” che caratterizzerà i prossimi mesi. È un tema che emerge dall’anteprima digitale del «Rapporto Coop 2026 - Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani» presentata ieri mattina, prima dell’annuncio della Bce di aumentare il costo del denaro di 25 punti base. «Penso che l’aumento fosse scontato e non mi aspetto un significativo impatto sui prezzi dei beni del largo consumo confezionato - spiega Albino Russo, direttore generale di Ancc Coop -. Ci potrebbe essere un impatto ridotto sui beni durevoli legati ad acquisti con credito al consumo».Domande di approfondimento generate da 24Ore AIIl Rapporto presenta un quadro a tinte forti. «Il 2026 ci consegna un Paese ripiegato su se stesso, fermo da vent’anni, incapace di crescere, come rilevano i principali indicatori economici. L’Ufficio studi Coop stima una crescita del Pil che quest’anno non supererà lo 0,8% e il 0,9 nel 2027» continua Russo che rimarca come in casa Italia tutte le leve che concorrono alla crescita economica siano ferme o retrocedano: produttività, demografia, dimensione di impresa e istruzione. In Italia i consumi restano al palo e non ci si deve rassegnare alla stagnazione, ma Spagna e Germania riescono a fare meglio mentre in Francia, dopo l’intervento sui tassi della Bce, l’Insee ha significativamente rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita portandole allo 0,4% nel 2026.A guadagnare spazi è il “non consumo” dove il consumare meno e combattere gli sprechi sono sempre più un valore, come segnala il 65% degli intervistati. In tanti decidono di ridurre i consumi e oltre il 25% lo fa per scelta personale mentre crescono il riuso e l’eliminazione del superfluo. Inoltri gli italiani guadagnano meno di 20 anni fa e meno degli altri europei, segnala il Rapporto. Per questo l’Italia vanta il record non certo invidiabile di essere uno dei Paesi più disuguali d’Europa dove l’indice di Gini, che quantifica il livello di disuguaglianza nella distribuzione del reddito o della ricchezza, sale in cinque anni di 2,5 punti percentuali e in cui il 67% delle persone ha vissuto almeno una condizione di disagio.Per provare a contrastare questa deriva è aumentata l’intensità lavorativa con 35 ore in media lavorate in più all’anno tra 2019 e 2025 e sono tanti gli italiani occupati anche nei giorni festivi«Il Rapporto presenta un Paese in stallo, contrassegnato da una sempre più forte polarizzazione sociale con una classe media in grande difficoltà – commenta Domenico Brisigotti, presidente Coop Italia –. Chi come noi opera sul mercato deve fare particolare attenzione a una domanda che continua ad essere debole. Una possibile, ma non auspicabile, ripresa dell’inflazione, magari alimentata dalla pressione dell’energia, potrebbe innescare una spirale al ribasso negli acquisti sia quantitativa sia qualitativa che non riusciremmo più ad assorbire». Si lavora di più, ma si finisce con il guadagnare meno e diventa impossibile recuperare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione negli ultimi 5 anni. Si riducono i consumi fuori casa, a dirlo il 62% degli italiani, mentre il 66% denuncia il peso della difficoltà economica che impone queste difficili rinunce con un buon 38% che arriva a dichiarare che il cibo pronto dei supermercati è di fatto una valida alternativa al ristorante.
Rapporto Coop: caos geopolitico e le famiglie tagliano la spesa
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