La netta vittoria di AfD nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, suscita domande e inquietudini che non possono essere placate da diagnosi semplicistiche, come la seguente: cresce l’ultradestra a causa dell’ignoranza dell’elettorato e per le recenti infiltrazioni russe (e “autoritarie”) nell’immaginario europeo. Queste non sono letture critiche del presente, sono diversivi funzionali alla conservazione dello status quo guerrafondaio dell’odierna UE. Il fenomeno AfD, che di “alternativo” ha ben poco, coniugando prospettive retrograde sul versante culturale e dei diritti civili con una posizione apertamente liberista in economia (a tal proposito si legga questo bello scritto sulle ambivalenze strutturali delle cosiddette “destre sociali”), va esaminato nel suo essere piena espressione di un disagio diffuso. Del resto, se per decenni si praticano politiche economiche e sociali tradizionalmente associate alla destra (austerità, compressione dei salari, arretramento del welfare e subordinazione del lavoro ai mercati) non dovrebbe sorprendere che, prima o poi, siano le destre a raccoglierne politicamente i frutti.
In una Germania in forte crisi, che arranca nei settori industriali più innovativi, colpita dall’atto terroristico a danno del Nord Stream e da una classe politica (di centro, destra e “sinistra”) che pensa il riarmo come unico rilancio dell’economia nazionale, i neonazisti in ascesa catturano il malessere suscitato dalla narrazione mainstream che insiste ferocemente, ogni giorno, su guerra e fantasmi di invasione russa.













