Nessun blitz e nessuno scossone dentro la maggioranza sull’emendamento per l’introduzione delle preferenze “pure” nella legge elettorale: dopo i malumori e le minacce delle scorse ore, le forze di destra si sono ricompattate e hanno respinto la proposta di modifica del campo largo che sopprimeva i capilista bloccati e inseriva la possibilità di fare due scelte: 99 i voti contrari e solo 68 quelli a favore. “Vergogna“, hanno gridato dai banchi delle opposizioni. Fino all’ultimo, le tensioni alle stelle tra gli alleati avevano fatto pensare alla possibilità di sorprese: solo a luglio, alla Camera, la maggioranza è andata sotto sul compromesso raggiunto (bloccate le teste di lista, tre scelte da un elenco di sei nomi) e ora ci riprova a Palazzo Madama. Per Fdi si tratta, di fatto, del tradimento di una delle loro storiche promesse e anche per questo l’esecutivo ha deciso di rimettersi all’Aula sull’emendamento delle opposizioni.

Oggi a provocare Meloni era stato anche Roberto Vannacci: “Ne va della coerenza di Fdi. Ridiamo agli italiani il diritto di scegliere chi li rappresenta”, aveva detto. Un appello simile era stato rilanciato anche da Matteo Renzi: “Meloni abbia il coraggio di andare fino in fondo”. Così non è stato: la premier ha scaricato la responsabilità sulla maggioranza che, alla prova dell’Aula, ha deciso di non sconfessare la mediazione raggiunta. Per Alessandra Maiorino del M5s “uno spettacolo indecente”: “Stiamo assistendo in diretta allo sfarinamento definitivo della maggioranza”.