Il governo starebbe valutando l’ipotesi di rimettersi all’Aula sulle proposte di modifica alla legge elettorale delle opposizioni sulle preferenze. Questa l’indiscrezione che arriva dal Corriere e che potrebbe alimentare le tensioni nella maggioranza, ma la Lega è convinta che, alla fine, Fratelli d’Italia non voterà il subemendamento del Pd. “Sono fiducioso che FdI terrà fede al patto di maggioranza”, ha detto il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo a margine della riunione del centrodestra in Senato sul nodo preferenze. “Non salta né il governo né la maggioranza a prescindere da tutto. Qualcuno ci spera ma non salteremo. Finiremo la legislatura con la serenità di sempre, con cui sempre è stato compatto il centrodestra”, ha assicurato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI, ai microfoni della trasmissione di La7 “L’aria che tira”. E, poi, ha aggiunto: “Qualcuno ci spera ma nemmeno troppo, nemmeno il Pd, non è pronto ad andare alle urne, non hanno un candidato, stanno litigando sulle modalità. Qualcuno vuole mandarci a casa ma non gli italiani”. Per quanto riguarda il voto sul subemendamento spiega che ogni senatore deciderà “in autonomia” e dice: “Noi da sempre siamo favorevoli alle preferenze. Nell’autonomia del Senato mi auguro che si proceda come si deve procedere, e dall’anno prossimo voteremo con le preferenze come non succedeva dal 1992. È una rivoluzione”. E a chi gli domandava un parere sul testo delle opposizioni, Donzelli ha replicato: “Un buon testo è quello che abbiamo proposto noi e portiamo avanti noi perché siamo convinti delle nostre proposte”. Secondo quanto riferisce Il Corriere, centrodestra voterà compattamente contro il subemendamento delle opposizioni. A tal proposito, il presidente del Senato Ignazio La Russa, ha detto: “Personalmente sono per tenere fedele il patto di maggioranza”.Intanto, oggi, il ministro delle riforme, Maria Elisabetta Casellati, durante la discussione sulla legge elettorale, lo Stabilicum, ha ribadito: “La riforma elettorale restituisce la certezza del voto: chi vince governa, chi perde fa opposizione”. Casellati, poi, ha spiegato: “L’obiettivo della legge elettorale è la stabilità, questo è un fatto non una teoria. Quindi non nasce per convenienza della nostra parte politica ma per dare agli italiani la possibilità di sapere prima chi li governerà”, ha detto il ministro, assicurando che l’indicazione obbligatoria del candidato premier “non tocca i poteri del capo dello Stato”. E ancora: ”Non c’entra nulla con il premierato, e quindi parlare di deriva autoritaria e lacerazione del tessuto istituzionale è davvero un fuor d’opera”. Casellati ha, infine, citato Pasolini dicendo: “Mi fa paura il fascismo dell’antifascismo di maniera”.Lucio Malan, capogruppo dei senatori di Fratelli d’Italia, ha, invece, sottolineato che questa legge “non dà il premio di maggioranza al centrodestra, ma a chi vince le elezioni. Non vogliamo giochi di palazzo per ottenere il potere”. Alberto Balboni, sottosegretario alla Giustizia di Fdi ed ex presidente della commissione Affari Costituzionali al Senato, ha detto di essere “sempre stato favorevole alle preferenze e continuo ad esserlo perché sono un fattore di democrazia” in quanto “gli elettori vogliono scegliere il proprio parlamentare, la coalizione, e da chi essere governati: questa legge deve realizzare questi obiettivi”. Balboni ha, poi, definito “una provocazione politica” il subemendamento dell’opposizione che introduce le preferenze pure ricordando che “alla Camera hanno votato all’opposto rispetto all’emendamento che propongono al Senato”. E, poi, ha aggiunto: “Ma il tema c’è, non sarei contrario a trovare una soluzione che ampli ulteriormente la possibilità dell’elettore di esprimere le preferenze”. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, invece, stamattina sui social ha invitato Fratelli d’Italia a votare l’emendamento del Pd “ripropone le preferenze pure, senza liste bloccate, analogo a quello che noi di Futuro Nazionale avevamo presentato alla Camera”. Secondo il generale “ne va della coerenza di Fdi”, la quale finora “ha introdotto delle preferenze meticce cioè con capilista bloccati che rappresentano una grossa presa in giro nei confronti del popolo italiano” anche se alla Camera aveva votato un emendamento di Futuro Nazionale analogo a quello del Pd.Anche dal Pd arriva lo stesso invito. “Altro che potere agli elettori: con questa legge si introducono preferenze farlocche, perché oltre l’80 per cento dei parlamentari saranno capilista bloccati”, ha detto la senatrice Yleana Zambito. Che, poi, ha concluso: “Chiediamo alla presidente Meloni di votare il nostro emendamento per introdurre preferenze vere e una vera alternanza di genere, restituendo così ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti”. Anche Matteo Renzi, intervenendo al Senato, ha detto: “Rivolgo un appello a Giorgia Meloni: non si faccia impaurire da Salvini e Tajani, anche perché sarebbe l’unico essere vivente che si fa impaurire da Salvini e Tajani”. E ha aggiunto: “Abbia il coraggio di andare fino in fondo, voti il nostro subemendamento, vada fino in fondo, porti le preferenze nella legge elettorale e se per caso Forza Italia e Lega avranno il coraggio di votare contro a scrutinio palese qui o contro a scrutinio segreto alla Camera, Giorgia Meloni dichiari chiusa questa esperienza di governo e ci porti alle elezioni che vedono il centrosinistra avanti in tutti i sondaggi”. Carlo Calenda, leader di Azione, ha commentato: “Io penso che o Meloni si occupa del fatto che il mercato dell’energia porta alle venti di ieri a trecentocinquanta euro a megawattora perché è manipolato dalle aziende pubbliche, o andiamo alle elezioni”. E, poi, ha assicurato: “Io non so se il voto anticipato crei problemi alle altre opposizioni, a noi non crea nessun problema”. Angelo Bonelli, deputato di Avs e coportavoce di Europa Verde, invece, ospite di La7, ha attaccato: “Cambiare la legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni è un problema che riguarda la qualità della democrazia. In questo Paese c’è il brutto vizio di modificare continuamente le regole del voto sulla base delle convenienze della maggioranza di turno, alimentando così anche la disaffezione degli elettori”.