HomePoliticaIl premio scatta sopra il 42%Legge elettorale, l’ora dei ritocchi. Testo alla Camera il 28 settembre. .Il momento in cui Marcello Pera (FdI) ritira il suo emendamento: i banchi di Lega e Forza Italia in Senato sono vuotiRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciCardiopalma fino all’ultimo secondo: lo Stabilicum pare nato sotto una cattiva stella. All’ultimo miglio a Palazzo Madama spunta un ordigno capace di far saltare il varo della riforma e, con essa, l’intero governo. A innescarlo sono un paio di subemendamenti del Pd, a firma Dario Parrini e Nicola Irto, fotocopia della proposta del campo largo unito in commissione Affari Costituzionali e non ammessa al voto: preferenze libere, niente nomi prestampati e addio definitivo ai capilista bloccati nel pieno rispetto dell’alternanza di genere. Una sfida frontale, insomma, al faticoso compromesso del centrodestra, tutto blindato su capilista intoccabili e tre crocette in una rosa di sei nomi.

"Avrà coraggio Fratelli d’Italia? Terrà la schiena dritta?", tuona Parrini in Aula. Le certezze vacillano e da via della Scrofa filtra un’ammissione, che alcuni attribuiscono a Giovanni Donzelli: "La riflessione è aperta". Un "sì" tricolore consumerebbe uno strappo con Salvini e Tajani, trasformando in un calvario il voto segreto alla Camera, dove il testo approda il 28 settembre. "Salterebbe tutto", ammette un dirigente forzista, paventando contraccolpi fatali per l’esecutivo. Nei corridoi del Senato prende corpo un sospetto: l’obiettivo inconfessabile della premier è sbarazzarsi di una riforma che, complice l’ingombrante discesa in campo di Roberto Vannacci, rischia di fare più danni che altro. Ipotesi respinta al mittente da Andrea De Priamo (FdI): "Non c’è assolutamente la volontà di far saltare questa legge". Lo sherpa meloniano Angelo Rossi chiarisce con pragmatismo: "Il miglior risultato possibile con il Rosatellum sarebbe comunque inferiore al peggiore ottenibile con lo Stabilicum".