Alla fine il ballottaggio sembrerebbe messo da parte. L'emendamento presentato a titolo individuale dal senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera è ancora lì, ma verosimilmente – come emerge da diverse ricostruzioni – verrà a breve ritirato. Oggi (9 settembre) è il giorno in cui la legge elettorale approda nell'Aula di Palazzo Madama. I nodi da sciogliere sono ancora diversi. E per questo in mattinata, nella sede romana del partito di Giorgia Meloni, gli sherpa di centrodestra si incontreranno per limare le distanze che ancora ci sono nella coalizione di governo sulle regole del gioco con cui tra un anno, o anche meno, si andrà al voto.Sul doppio turno, in realtà, la partita sembra già chiusa. Il testo dell'ex presidente del Senato, depositato direttamente per l'Aula, prevede l'assegnazione del premio alla coalizione che superi il 48 per cento al primo turno e, in mancanza, un secondo turno tra le prime due sopra il 38, senza apparentamenti diversi da quelli iniziali. A farlo naufragare hanno contribuito il no della Lega e i dubbi di Forza Italia. Ma il colpo decisivo è arrivato dagli stessi meloniani, sempre più convinti che il ballottaggio – letto da tutti come una norma anti-Vannacci – avrebbe finito per fare un favore a Futuro Nazionale, che al primo turno avrebbe potuto massimizzare il risultato senza pagare dazio. Archiviato quindi il ballotaggio, come sembrerebbe, la trattativa si sposta su quel che resta. Il punto principale su cui si tratta è la determinazione della soglia che farebbe scattare il premio di maggioranza. Nella versione licenziata da Montecitorio è fissata al 42 per cento, ora si lavora per abbassarla al 41.Anche qui, però, il nodo non è soltanto aritmetico: è lo stesso calcolo che ha affossato il ballottaggio, solo visto dall'altro lato. L'emendamento porta la firma della senatrice di FdI Paola Ambrogio ed era già stato depositato in commissione, dove è stato poi accantonato. "È una cosa davvero imbarazzante", ha protestato in Affari costituzionali il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, chiedendo alla maggioranza se stia semplicemente aspettando le rilevazioni più fresche dei sondaggi. Perché il punto politico è proprio questo: con la crescita di Futuro Nazionale, gli ultimi numeri danno centrodestra e campo largo praticamente alla pari. E quel punto percentuale in meno può fare la differenza tra il premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato e un proporzionale puro. Vannacci, del resto, ha già passato all'incasso: "Senza Futuro nazionale il centrodestra non raggiunge il 42%", ha rivendicato, "non è propaganda, è aritmetica".Alla stessa esigenza – raccogliere ogni decimale utile – risponde il secondo nodo, la norma cosiddetta "anti-cespugli" introdotta a Montecitorio: prevede di non conteggiare, ai fini del raggiungimento della soglia per il premio, i risultati delle liste coalizzate sotto il 3 per cento e non ripescate. Sul punto c'è un emendamento sottoscritto da FdI, Lega e Noi Moderati che abbasserebbe quell'asticella all'1 per cento, restituendo peso ai piccoli alleati. Forza Italia, però, frena. E sul testo pesano dubbi di legittimità costituzionale che, secondo diverse ricostruzioni, avrebbero fatto drizzare le antenne anche al Quirinale.Se soglia e cespugli riguardano i rapporti di forza con gli alleati esterni, gli altri due punti in bilico misurano quelli interni alla coalizione. Le preferenze, in primo luogo: il centrodestra le ha reintrodotte con un emendamento unitario che mantiene i capilista bloccati, e a Palazzo Madama il voto sarà palese – dettaglio non secondario, dopo l'incidente dello scrutinio segreto alla Camera –, ma sono destinate a decadere insieme al mandato al relatore, e toccherà quindi all'Aula approvarle di nuovo. Sul fronte della rappresentanza femminile, poi, l'alternanza di genere si applicherebbe soltanto al listino collegato al premio di maggioranza.Se gli sherpa terranno la rotta, il voto finale al Senato è atteso il 15 settembre. Poi il testo, modificato rispetto a quello uscito dalla Camera, dovrà tornare a Montecitorio per una terza lettura, che nella maggioranza si conta di chiudere tra la fine di questo mese e i primi di ottobre
La legge elettorale approda in Aula al Senato: accantonato il ballottaggio, si tratta sulla soglia per il premio e sulla norma "anti-cespugli"
Gli sherpa del centrodestra s'incontreranno in mattinata per provare a limare le ultime differenze. L'ipotesi di abbassare al 41% la soglia per far scattare il










